giovedì 7 maggio 2015

Donazioni di sangue, l’Ue esclude i gay

Sen­tenza ambi­gua della Corte di giu­sti­zia euro­pea, a cui aveva fatto ricorso il tri­bu­nale amministrativo di Stra­sburgo, dopo una denun­cia di una per­sona omo­ses­suale a cui era stata negata la possibilità di donare san­gue. Secondo la Corte di giu­sti­zia euro­pea, «l'esclusione per­ma­nente della donazione di san­gue per uomini che abbiano avuto rap­porti omo­ses­suali può, alla luce della situa­zione in Fran­cia, essere giu­sti­fi­cata», ma, aggiun­gono i giu­dici euro­pei, «la legi­sla­zione francese è suscet­ti­bile di com­por­tare, nei con­fronti di per­sone omo­ses­suali di sesso maschile, una discri­mi­na­zione fon­data sull'orientamento ses­suale». La Corte invita quindi la Fran­cia a rispet­tare il «prin­ci­pio di pro­por­zio­na­lità» e a far ricorso a tec­ni­che più effi­caci per deter­mi­nare i rischi eventuali. La mini­stra della Sanità, Mari­sol Tou­raine, ha pro­messo per fine mag­gio una riu­nione per far "evol­vere" il que­stio­na­rio a cui sono sot­to­po­ste le per­sone che inten­dono donare san­gue, per iden­ti­fi­care con mag­giore pre­ci­sione le con­dotte a rischio ed evi­tare di esclu­dere a vita gli omosessuali. Le orga­niz­za­zioni di difesa degli omo­ses­suali si bat­tono da anni con­tro que­sta discrimi­na­zione. Touraine vor­rebbe arri­vare a una rego­la­men­ta­zione che metta fine alla «discrimina­zione che proi­bi­sce agli omo­ses­suali di donare san­gue per­ché sono omo­ses­suali, ma che la tempo stesso garan­ti­sca la sicu­rezza per tutti coloro che hanno biso­gno di sangue».
I fatti da cui ha preso spunto la sen­tenza della Corte euro­pea di giu­sti­zia risal­gono al 2009, quando a Metz una per­sona omo­ses­suale era stata esclusa dal dono.
In Fran­cia, l'esclusione degli omo­ses­suali di sesso maschile risale all'83. Allora, quando cominciava a dif­fon­dersi l'Aids, una cir­co­lare aveva rego­la­men­tato i doni, esclu­dendo gli omosessuali e, soprat­tutto, la rac­colta in car­cere. Ma, nei fatti, que­sta rac­colta è con­ti­nuata e una carenza di test ha fatto aumen­tare i rischi. La Fran­cia è stata così tea­tro di un enorme scan­dalo sanita­rio a metà degli anni '80, con la con­ta­mi­na­zione del virus dell'Aids di circa la metà degli emo­filiaci (intorno alle 2mila per­sone). Que­sto scan­dalo si è con­cluso con una serie di pro­cessi di mini­stri di fronte alla Corte di giu­sti­zia della Repub­blica: tra essi, anche l'ex primo mini­stro Lau­rent Fabius (oggi respon­sa­bile degli esteri), tutti assolti dall'accusa di «omi­ci­dio invo­lon­ta­rio». Una frase della difesa di una ex mini­stra è pas­sata alla pic­cola sto­ria poli­tica: si era giu­di­cata «responsabile ma non col­pe­vole» delle con­ta­mi­na­zioni che ave­vano cau­sato la morte di cen­ti­naia di persone.
Ora la normativa potrebbe cam­biare. Secondo espe­rienze fatte all'estero, risulta che regole meno vin­co­lanti favo­ri­scono rispo­ste più sin­cere da parte dei poten­ziali dona­tori al que­stio­na­rio obbligatorio che pre­cede il pre­lievo. Gran Bre­ta­gna, Austra­lia, Sve­zia e Canada si limi­tano ad esclu­dere gli uomini omo­ses­suali asti­nenti da rela­zioni ses­suali da meno di 12 mesi. Gli Usa, dai tempi della mucca pazza, esclu­dono tutti coloro che hanno avuto la resi­denza in Europa per almeno 5 anni.
Anna Maria Merlo

(Il Manifesto 30 aprile)