In 10 anni l'investimento è stato di circa 100milioni di euro. Più di quanto abbiano fatto tanti Enti locali che di sicurezza stradale, del come evitare le morti per incidenti, nemmeno parlano. I Comuni, anche quelli più grandi e importanti, preferiscono rimanere freddi ragionieri che fanno il conto dei sinistri piuttosto che impegnarsi attivamente nel contrastare questo fenomeno.
La Fondazione per la Sicurezza stradale dell'Ania (associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) nata nel 2004, è uno dei pochi attori del settore che cercano di ridurre sensibilmente gli incidenti investendo risorse e cercando di contribuire attivamente con una media di 10 milioni di euro l'anno, al miglioramento delle strutture, dalle strisce pedonali all'informazione. Certo, si potrebbe obiettare che l'interesse dell'Ania, l'associazione delle imprese di Assicurazione, sia in qualche modo prevedibile: meno incidenti equivalgono a bilanci migliori per le aziende. Ma anche gli utenti e in particolare chi paga la Rc auto, potrà giovarsi della riduzione dei sinistri: meno scontri uguale tariffe più lievi, visto che il conto delle polizze viene suddiviso tra chi le sottoscrive.
Secondo il presidente dell'Ania, Aldo Minucci, questo interesse della fondazione ha molti punti di forza: «Un impegno decennale il nostro, che ha contribuito ad un tema delicato e tragico e in qualche misura anche poco conosciuto da istituzioni e opinione pubblica. Occorre richiamare l'attenzione sul tema della pericolosità dell'automobile per le strade visto che sia i percorsi, sia la manutenzione stessa e la complessità delle strade mettono ogni giorno a rischio la guida. Servono poi investimenti – prosegue il numero uno dell'Ania – soprattutto in manutenzione».
Ma gli sforzi e gli investimenti rischiano di restare lettera morta senza affrontare il tema della conoscenza dal basso del problema: «Bisogna diffondere la coscienza del pericolo di guidare senza attenzione. I pedoni, i meno tutelati sulle strade, devono essere difesi anche con campagne di sensibilizzazione che partano dalle scuole; perfino dalle elementari». Serve quindi della «formazione dal basso per far capire ai giovani la pericolosità dei mezzi, evitando bullismo e arroganza».
Bisogna quindi investire nel mondo giovanile, limitando gli effetti tremendi di alcol e stupefacenti: «Siamo andati d'estate nei locali da ballo, nel bar cercando di sensibilizzare gli utenti». Non solo giovani, infine, ma anche mondo del lavoro. Gli incidenti nel trasferimento da casa al lavoro sono al primo posto nel nostro Paese. Il conto, insomma, rischia di essere sempre troppo salato: «Se si riducesse del 10% la spesa sanitaria pubblica, pari a 30 miliardi - conclude il presidente dell'Ania - si potrebbero investire fino a 3 miliardi l'anno».
Lucio Cillis
(Repubblica 6 maggio)
La Fondazione per la Sicurezza stradale dell'Ania (associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) nata nel 2004, è uno dei pochi attori del settore che cercano di ridurre sensibilmente gli incidenti investendo risorse e cercando di contribuire attivamente con una media di 10 milioni di euro l'anno, al miglioramento delle strutture, dalle strisce pedonali all'informazione. Certo, si potrebbe obiettare che l'interesse dell'Ania, l'associazione delle imprese di Assicurazione, sia in qualche modo prevedibile: meno incidenti equivalgono a bilanci migliori per le aziende. Ma anche gli utenti e in particolare chi paga la Rc auto, potrà giovarsi della riduzione dei sinistri: meno scontri uguale tariffe più lievi, visto che il conto delle polizze viene suddiviso tra chi le sottoscrive.
Secondo il presidente dell'Ania, Aldo Minucci, questo interesse della fondazione ha molti punti di forza: «Un impegno decennale il nostro, che ha contribuito ad un tema delicato e tragico e in qualche misura anche poco conosciuto da istituzioni e opinione pubblica. Occorre richiamare l'attenzione sul tema della pericolosità dell'automobile per le strade visto che sia i percorsi, sia la manutenzione stessa e la complessità delle strade mettono ogni giorno a rischio la guida. Servono poi investimenti – prosegue il numero uno dell'Ania – soprattutto in manutenzione».
Ma gli sforzi e gli investimenti rischiano di restare lettera morta senza affrontare il tema della conoscenza dal basso del problema: «Bisogna diffondere la coscienza del pericolo di guidare senza attenzione. I pedoni, i meno tutelati sulle strade, devono essere difesi anche con campagne di sensibilizzazione che partano dalle scuole; perfino dalle elementari». Serve quindi della «formazione dal basso per far capire ai giovani la pericolosità dei mezzi, evitando bullismo e arroganza».
Bisogna quindi investire nel mondo giovanile, limitando gli effetti tremendi di alcol e stupefacenti: «Siamo andati d'estate nei locali da ballo, nel bar cercando di sensibilizzare gli utenti». Non solo giovani, infine, ma anche mondo del lavoro. Gli incidenti nel trasferimento da casa al lavoro sono al primo posto nel nostro Paese. Il conto, insomma, rischia di essere sempre troppo salato: «Se si riducesse del 10% la spesa sanitaria pubblica, pari a 30 miliardi - conclude il presidente dell'Ania - si potrebbero investire fino a 3 miliardi l'anno».
Lucio Cillis
(Repubblica 6 maggio)