BARI . Sono arrivati nel pieno centro di Lecce con il loro camper arcobaleno, pieno di giochi per bambini, per festeggiare il Rainbowday, la manifestazione di sensibilizzazione contro l'omofobia. Dall'altra parte della strada, però, il commerciante che gestisce un chiosco delle bibite non l'ha presa bene e così ha scritto sulla lavagnetta una frase folle: «Genitori, tenete lontani i vostri figli dai gay». Dopo qualche ora, con i social network scatenati, è dovuta intervenire la polizia municipale per far rimuovere il cartello.
«Noi però non ci siamo fatto rovinare la festa» racconta Gaia Barletta, responsabile dell'associazione "Lea" (Liberamente e apertamente) che aveva organizzato la manifestazione. È lei a ricostruire quello che è accaduto ieri mattina in via Trinchese. «L'iniziativa prevedeva sei tappe. Eravamo alla seconda quando ci siamo accorti che davanti al chiosco, a pochi metri dai nostri giochi, il proprietario aveva attaccato due fogli con la scritta: "Bimbi attenzione ai gay". I primi a protestare sono stati i genitori degli attivisti della Lea, che li hanno strappati indignati ». Per poi accorgersi, poco dopo, che «lo stesso messaggio, con toni diversi, era stato scritto addirittura più grande con del gessetto bianco su una lavagna». Da qui la decisione di fotografarla e di fare partire la polemica sui social.
L'amministrazione comunale, a guida centrodestra, è subito intervenuta chiedendo alla polizia municipale di far rimuovere la scritta dal chiosco. «Alla larga da te!» ha scritto sulla sua pagina Facebook, l'assessore Alessandro Delli Noci al gestore del baretto. «Lecce ha proprio bisogno di crescere».
«Noi - continua la Barletta - abbiamo continuato ugualmente la nostra manifestazione senza invitarlo a rimuovere il cartello. D'altronde siamo per la libertà di pensiero e in quel momento lui, pur offendendoci, la stava esprimendo. Alla fine lo dobbiamo pure ringraziare perché ha finito col farci pubblicità, in queste ore abbiamo ricevuto valanghe di attestati di solidarietà da tutta la società civile ».
In tarda serata sono arrivate le scuse del proprietario del chiosco, che ora spiega di «non essere né razzista né omofobo» e sulla stessa lavagnetta ha scritto: «Chiedo scusa a quanti possono essersi sentiti offesi dalle mie parole, pronto a chiarire! La mia era una frase rivolta solo alle persone che manifestavano vicino alla mia attività, dalle quali sono stato aggredito verbalmente più volte sin dal loro arrivo. Mi scuso con tutti gli altri». Poco lontano, il corteo della Lea aveva riunito decine di bambini per partecipare al «bowling per abbattere i pregiudizi » e al «tiro ai barattoli della discriminazione». E, alla fine, chi gioca vince sempre.
Giuliano Foschini
(Repubblica 18 maggio)
«Noi però non ci siamo fatto rovinare la festa» racconta Gaia Barletta, responsabile dell'associazione "Lea" (Liberamente e apertamente) che aveva organizzato la manifestazione. È lei a ricostruire quello che è accaduto ieri mattina in via Trinchese. «L'iniziativa prevedeva sei tappe. Eravamo alla seconda quando ci siamo accorti che davanti al chiosco, a pochi metri dai nostri giochi, il proprietario aveva attaccato due fogli con la scritta: "Bimbi attenzione ai gay". I primi a protestare sono stati i genitori degli attivisti della Lea, che li hanno strappati indignati ». Per poi accorgersi, poco dopo, che «lo stesso messaggio, con toni diversi, era stato scritto addirittura più grande con del gessetto bianco su una lavagna». Da qui la decisione di fotografarla e di fare partire la polemica sui social.
L'amministrazione comunale, a guida centrodestra, è subito intervenuta chiedendo alla polizia municipale di far rimuovere la scritta dal chiosco. «Alla larga da te!» ha scritto sulla sua pagina Facebook, l'assessore Alessandro Delli Noci al gestore del baretto. «Lecce ha proprio bisogno di crescere».
«Noi - continua la Barletta - abbiamo continuato ugualmente la nostra manifestazione senza invitarlo a rimuovere il cartello. D'altronde siamo per la libertà di pensiero e in quel momento lui, pur offendendoci, la stava esprimendo. Alla fine lo dobbiamo pure ringraziare perché ha finito col farci pubblicità, in queste ore abbiamo ricevuto valanghe di attestati di solidarietà da tutta la società civile ».
In tarda serata sono arrivate le scuse del proprietario del chiosco, che ora spiega di «non essere né razzista né omofobo» e sulla stessa lavagnetta ha scritto: «Chiedo scusa a quanti possono essersi sentiti offesi dalle mie parole, pronto a chiarire! La mia era una frase rivolta solo alle persone che manifestavano vicino alla mia attività, dalle quali sono stato aggredito verbalmente più volte sin dal loro arrivo. Mi scuso con tutti gli altri». Poco lontano, il corteo della Lea aveva riunito decine di bambini per partecipare al «bowling per abbattere i pregiudizi » e al «tiro ai barattoli della discriminazione». E, alla fine, chi gioca vince sempre.
Giuliano Foschini
(Repubblica 18 maggio)