domenica 17 maggio 2015

La fitta agenda latinoamericana di Bergoglio

Roma. Il col­lo­quio pri­vato di oggi con Raúl Castro apre per Ber­go­glio una fine­stra ame­ri­cana che vedrà impegnato il pon­te­fice oltreo­ceano a più riprese almeno fino a set­tem­bre. Dal 5 al 12 luglio è in programma un viag­gio pasto­rale che lo por­terà in Ecua­dor, Boli­via e Para­guay. Quindi a fine set­tem­bre Fran­ce­sco ricam­bierà la visita di Castro andando a Cuba, prima di volare negli Stati Uniti, dove par­lerà al Con­gresso, all'Onu e visi­terà Washing­ton, New York e Phi­la­del­phia, per con­clu­dere l'incontro mondiale delle fami­glie. E già si parla di un nuovo viag­gio, nel 2016, in Colom­bia, Argen­tina, Uru­guay e Cile.
L'agenda lati­noa­me­ri­cana di Ber­go­glio è fitta, a comin­ciare dalle que­stioni cubane. Nell'incontro di oggi ver­ranno pre­ci­sate le tappe del viag­gio a Cuba (incon­trerà anche Fidel?), ma i temi caldi sono altri, come ha spie­gato il car­di­nale Stella, pre­fetto della Con­gre­ga­zione per il clero - e nun­zio apo­sto­lico a Cuba negli anni '90 -, inviato in avan­sco­perta all'Avana: la resti­tu­zione dei beni con­fi­scati dopo la Rivo­lu­zione; la ripa­ra­zione e la costru­zione di nuove chiese; l'accesso ai mezzi di infor­ma­zione, a par­tire dai media digi­tali. Punti su cui la Chiesa cubana spinge da tempo. C'è poi il grande tema del riav­vi­ci­na­mento con gli Usa, sul quale Ber­go­glio ha gio­cato un ruolo chiave.
Ma l'agenda ame­ri­cana di papa Fran­ce­sco è ampia. Un som­ma­rio dei temi sociali a lui cari è stato tracciato dallo stesso pon­te­fice un mese fa, nel mes­sag­gio che ha inviato al VII Ver­tice delle Ame­ri­che, che si è svolto a Panama il 10-11 aprile: la «ine­quità» - neo­lo­gi­smo coniato dal papa e più volte usato durante il pon­ti­fi­cato -, ovvero «l'ingiusta distri­bu­zione delle ric­chezze e delle risorse»; i «beni di prima neces­sità» («la terra, il lavoro e la casa») e i «ser­vizi pub­blici» («la salute, l'educazione, la sicurezza, l'ambiente»), «dai quali nes­sun essere umano dovrebbe rima­nere escluso»; l'aumento del diva­rio «tra ric­chi e poveri», con il fal­li­mento della teo­ria del «goc­cio­la­mento» o della «rica­duta favore­vole», secondo cui i poveri dovreb­bero accon­ten­tarsi di rac­co­gliere «le bri­ciole che cadono dalla tavola dei ric­chi»; l'immigrazione. Que­stioni sociali che Ber­go­glio rilan­cerà nelle tra­sferte ame­ri­cane dei pros­simi mesi, tanto più che in Boli­via, il 9 luglio, pren­derà parte al secondo Incon­tro mon­diale dei movi­menti popo­lari, dopo quello che si è tenuto in Vati­cano a ottobre.
Ci sono poi i temi eccle­siali, più spi­nosi. Al primo posto la que­stione degli abusi ses­suali com­piuti da preti e reli­giosi: un appello delle vit­time al papa a fare chia­rezza e a con­se­gnare alla giu­sti­zia preti e vescovi che hanno com­messo e coperto abusi è arri­vato poche set­ti­mane fa dal Mes­sico, men­tre ci sono forti pole­mi­che per la recente nomina (da parte di Fran­ce­sco) a vescovo di Osorno (Cile) di mons. Juan Bar­ros Madrid, rite­nuto respon­sa­bile di aver pro­tetto un prete col­pe­vole di abusi su minori. Sullo sfondo il netto calo del cat­to­lici in Ame­rica latina, pas­sati - secondo uno stu­dio del Pew research cen­ter in 18 Paesi del con­ti­nente - da oltre il 90% dei primi anni '70 al 69% di oggi. Papa Fran­ce­sco ser­virà allora, forse, anche a ria­ni­mare i cat­to­lici in uscita.
Luca Kocci

(il Manifesto 10 maggio)