L'AVANA - «Socialismo sì, omofobia no». La festa più scandalosa di Cuba è iniziata sabato mattina quando un corteo color arcobaleno ha sfilato lungo Calle 23, nel cuore del Vedado, il quartiere degli intellettuali e degli artisti in pieno centro Avana. Così a sole 24 ore della storica visita in Vaticano del Presidente cubano Raúl Castro, sua figlia Mariela ha guidato una marcia di almeno 1000 persone che hanno cantato e ballato al ritmo selvaggio delle congas, i tamburi cubani: fino al culmine della manifestazione, lo scambio di voti nuziali pronunciati da una decina di coppie gay e lesbiche davanti al reverendo Cary Jackson, un pastore protestante volato sull'isola appositamente da New York nei giardini dell'associazione Hermano Saiz, proprio alle spalle di quel cinema Yara che organizza il più famoso festival di cinema dell'isola. E pazienza se a quel punto la madrina della giornata si era già defilata: l'avvocato per i diritti degli omosessuali più in vista dell'isola, la direttrice del Centro nazionale di educazione sessuale che si batte da anni per la legalizzazione del matrimonio gay e che l'anno scorso è stata l'unico membro del Parlamento cubano a votare contro una legge che discriminava i lavoratori in base alle preferenze sessuali, ha preferito non irritare oltre le alte sfere cattoliche a poche ore dall'incontro del padre.
Ma questo non ha diminuito certo la forza del suo messaggio: «Bisogna che la società cubana si apra, si adegui, comprenda. Dobbiamo continuare a far rumore affinché questo accada», ha dichiarato infatti aprendo la manifestazione. «È stata fantastica, coraggiosa, una vera eroina rivoluzionaria» racconta Hector mentre al sole della domenica mattina finisce il suo caffè ai tavolini del Bimbos, il caffè dove i gay della città s'incontrano all'angolo fra Malecón, il lungomare di Cuba, e Calle 23. Qui sabato la festa è andata avanti fino a notte. «Da noi l'omosessualità è tollerata a patto che resti invisibile. Non siamo abituati a sfilare. Credi che non le sentissi, le mamas, le signore per strada? «Non ho niente contro di te, figlio, dicevano. Però a casa tua». Già, la famiglia. Oggi è la festa della mamma, molto sentita sull'isola. Mabel sta aspettando la sua compagna Janette per portarla a pranzo dai suoi. «I miei genitori sanno e ci proteggono, abitiamo insieme proprio al piano sopra al loro. Ma se il padre di Janette sapesse viene qua e la mata, la uccide. Lei viene dalla regione di Granma e lì nonostante ci sia un'associazione che fa degli sforzi in questo senso di omosessualità si parla ancora poco. Non esiste». E infatti sono tanti i ragazzi della provincia che vengono nella capitale in cerca di libertà e anima gemella. «Che poi neanche quella è facile da gestire» chiosa Alejandro che è nero. «Perché sull'isola c'è una divisione netta. I bianchi coi bianchi e i neri coi neri. È difficile per le coppie etero, figuratevi per i gay». Se un domani potrai sposarti col tuo compagno lo farai? «Domani mi basterebbe non essere invisibile. Il matrimonio è un sogno lontano. Intanto cominciamo a fermare l'omofobia».
Anna Lombardi
(Repubblica 11 maggio)
Ma questo non ha diminuito certo la forza del suo messaggio: «Bisogna che la società cubana si apra, si adegui, comprenda. Dobbiamo continuare a far rumore affinché questo accada», ha dichiarato infatti aprendo la manifestazione. «È stata fantastica, coraggiosa, una vera eroina rivoluzionaria» racconta Hector mentre al sole della domenica mattina finisce il suo caffè ai tavolini del Bimbos, il caffè dove i gay della città s'incontrano all'angolo fra Malecón, il lungomare di Cuba, e Calle 23. Qui sabato la festa è andata avanti fino a notte. «Da noi l'omosessualità è tollerata a patto che resti invisibile. Non siamo abituati a sfilare. Credi che non le sentissi, le mamas, le signore per strada? «Non ho niente contro di te, figlio, dicevano. Però a casa tua». Già, la famiglia. Oggi è la festa della mamma, molto sentita sull'isola. Mabel sta aspettando la sua compagna Janette per portarla a pranzo dai suoi. «I miei genitori sanno e ci proteggono, abitiamo insieme proprio al piano sopra al loro. Ma se il padre di Janette sapesse viene qua e la mata, la uccide. Lei viene dalla regione di Granma e lì nonostante ci sia un'associazione che fa degli sforzi in questo senso di omosessualità si parla ancora poco. Non esiste». E infatti sono tanti i ragazzi della provincia che vengono nella capitale in cerca di libertà e anima gemella. «Che poi neanche quella è facile da gestire» chiosa Alejandro che è nero. «Perché sull'isola c'è una divisione netta. I bianchi coi bianchi e i neri coi neri. È difficile per le coppie etero, figuratevi per i gay». Se un domani potrai sposarti col tuo compagno lo farai? «Domani mi basterebbe non essere invisibile. Il matrimonio è un sogno lontano. Intanto cominciamo a fermare l'omofobia».
Anna Lombardi
(Repubblica 11 maggio)