venerdì 8 maggio 2015

Papa Francesco: «Donne, pari diritti». Ma non nella Chiesa

Donne e uomini «hanno gli stessi diritti, la dispa­rità è uno scan­dalo», a comin­ciare dal sala­rio che invece deve essere «uguale». Nella sua cate­chesi sul tema della fami­glia - in vista della fase finale del Sinodo dei vescovi, ad otto­bre - durante l'udienza gene­rale del mer­co­ledì in piazza San Pie­tro, Papa Fran­ce­sco parla soprat­tutto delle donne, all'interno delle fami­glie e nella società.
Il punto di par­tenza è tra­di­zio­nale: il matri­mo­nio e la fami­glia, «capo­la­voro della società», «l'uomo e la donna che si amano». Isti­tu­zioni in crisi, lo sa bene il Papa («le per­sone che si spo­sano sono sem­pre di meno: i gio­vani non vogliono spo­sarsi», «aumenta il numero delle sepa­ra­zioni», «diminui­sce il numero dei figli»), anche fra i cat­to­lici («per­ché molti, anche fra i bat­tez­zati, hanno poca fidu­cia nel matri­mo­nio e nella fami­glia?»), a causa di quella «cul­tura del prov­vi­so­rio» che con­trad­di­stin­gue tutta la società («sem­bra che non ci sia qual­cosa di defi­ni­tivo»). Più dif­fi­cile per Fran­ce­sco indi­vi­duare le cause: non solo la crisi eco­no­mica («le dif­fi­coltà non sono solo di carat­tere eco­no­mico, seb­bene que­ste siano dav­vero serie»), quanto piut­to­sto la «paura di sba­gliare» e «di fallire».
Sicu­ra­mente però, aggiunge Ber­go­glio liqui­dando un pre­giu­di­zio e un'opinione piut­to­sto dif­fusi nel mondo cat­to­lico – soprat­tutto quello tra­di­zio­na­li­sta –, la respon­sa­bi­lità non è del per­corso di emanci­pa­zione fem­mi­nile. «Molti riten­gono che il cam­bia­mento avve­nuto in que­sti ultimi decenni sia stato messo in moto dall'emancipazione della donna», spiega, ma que­sto «è una fal­sità, non è vero». Anzi «è una forma di maschi­li­smo, che sem­pre vuole domi­nare la donna. Fac­ciamo la brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: "Ma per­ché hai man­giato il frutto dell'albero?", e lui: "La donna me l'ha dato". E la colpa è della donna. Povera donna! Dob­biamo difen­dere le donne».
Ci deve essere «radi­cale ugua­glianza». Vale per il pas­sato (è stato scon­fitto un «abuso» rite­nuto un «diritto»: quello dei mariti «di ripu­diare le mogli, anche con i motivi più pre­te­stuosi ed umi­lianti») ma «deve por­tare nuovi frutti oggi». E su que­sto, esorta Fran­ce­sco, «come cri­stiani dob­biamo diven­tare più esi­genti», per esem­pio soste­nendo «il diritto all'uguale retri­bu­zione per uguale lavoro; per­ché si dà per scon­tato che le donne devono gua­da­gnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La dispa­rità è un puro scandalo».
Discorso social­mente avan­zato quello di Ber­go­glio, tanto più guar­dando i dati che evi­den­ziano forti dif­fe­renze di trat­ta­mento eco­no­mico fra uomini e donne in diversi ambiti lavo­ra­tivi. Che però, se letto non in maniera iso­lata ma all'interno di tutti i suoi inter­venti e soprat­tutto con­si­de­rando il ruolo "ancil­lare" delle donne nella Chiesa cat­to­lica, mette in luce qual­che con­trad­di­zione e ambi­guità. «La donna per la Chiesa è impre­scin­di­bile», «Maria, una donna, è più impor­tante dei vescovi», aveva detto Fran­ce­sco nella sua prima inter­vi­sta rila­sciata a p. Spa­daro, diret­tore di Civiltà cat­to­lica (set­tem­bre 2013), ipo­tiz­zando nuovi ruoli («il genio fem­mi­nile è neces­sa­rio nei luo­ghi in cui si pren­dono le deci­sioni impor­tanti»), ma anche pre­ci­sando di fare atten­zione a «non con­fon­dere la fun­zione con la dignità» e di temere «la solu­zione del "machi­smo in gon­nella", per­ché in realtà la donna ha una strut­tura dif­fe­rente dall'uomo».
E infatti in que­sti due anni di pon­ti­fi­cato, fatta ecce­zione per le quat­tro donne pre­senti nella Commis­sione pon­ti­fi­cia anti­pe­do­fi­lia (fra cui l'irlandese Marie Col­lins, vit­tima di abusi), nes­suna donna è stata col­lo­cata ai posti di comando.
La parità invo­cata da Ber­go­glio resta un obiet­tivo da rag­giun­gere nella società ma anche nella Chiesa.
Luca Kocci

(Il Manifesto 30 aprile)