lunedì 18 maggio 2015

QUESTO GOVERNO: UN PASSO DA GIGANTE

Aboliti i vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva

A quasi un anno dall'annuncio di Pie­tro Grasso di voler bloc­care i vita­lizi dei par­la­men­tari con­dan­nati in via defi­ni­tiva, la deli­bera è stata appro­vata ieri dagli uffici di pre­si­denza di Camera e Senato. Non senza pole­mi­che, visto che gli espo­nenti di Forza Ita­lia hanno abban­do­nato le sedute, rite­nendo che sarebbe stata neces­sa­ria una legge e non una sem­plice deli­bera degli uffici di pre­si­denza. Men­tre i Cinque Stelle a Mon­te­ci­to­rio sono usciti dall'aula e a Palazzo Madama hanno votato con­tro, giudicando la ste­sura finale del prov­ve­di­mento troppo mor­bida rispetto ai loro desi­deri, e denun­ciando che la deli­bera ha «sal­vato» anche un con­dan­nato come Sil­vio Berlusconi.
Lo stop alle pen­sioni a vita è arri­vato dopo una effi­cace cam­pa­gna di Libera e del Gruppo Abele che ha rac­colto 500mila firme, e dopo che una pro­po­sta simile (il blocco dei vita­lizi per gli ex poli­tici con­dan­nati per mafia) aveva rac­colto sul web altre 130mila firme. Tra i reati com­presi nella deli­bera ci sono quelli di mafia e di ter­ro­ri­smo, e a seguire la mag­gio­ranza dei reati con­tro la pub­blica ammi­ni­stra­zione: dal pecu­lato alla con­cus­sione, dalla cor­ru­zione alla vio­la­zione del segreto. Non c'è però l'abuso d'ufficio, fatto che ha pro­vo­cato la rea­zione pen­ta­stel­lata: «Non par­te­ci­piamo al voto, que­sta por­cata se la votano da soli»: que­sto il com­mento del depu­tato e vice­pre­si­dente della Camera Luigi Di Maio, men­tre Beppe Grillo pro­te­stava davanti al parlamento.
Più in det­ta­glio, la deli­bera intro­duce misure per la «ces­sa­zione dell'erogazione di vita­lizi e pen­sioni» a favore dei par­la­men­tari ces­sati dal man­dato «che abbiano ripor­tato con­danne defi­ni­tive per reati di par­ti­co­lare gra­vità». Invece per i reati minori è neces­sa­rio che ci sia stata «una con­danna defi­ni­tiva con pene supe­riori a due anni di reclu­sione per delitti non col­posi, con­su­mati o ten­tati, per i quali sia pre­vi­sta la pena della reclu­sione non infe­riore nel mas­simo a sei anni».
Fra i punti con­te­stati della deli­bera c'è poi quello della ria­bi­li­ta­zione: nel caso in cui venga richie­sta dall'interessato (potrà farlo dopo 10 anni dalla fine della con­danna per i reati più gravi, e dopo 3 anni nei casi meno gravi) e venga con­cessa dal giu­dice, com­por­tando la can­cel­la­zione della con­danna dalla fedina penale, il vita­li­zio potrà essere rias­se­gnato. Stop alla pen­sione anche nel caso di pat­teg­gia­mento, ma la misura varrà a par­tire dall'entrata in vigore della legge. «Quando uno decide di pat­teg­giare — è stato sot­to­li­neato — deve sapere prima a cosa va incon­tro».
La deli­bera sarà ope­ra­tiva fra due mesi, le misure saranno appli­cate ai par­la­men­tari «ces­sati dal man­dato che, alla data di entrata in vigore» del prov­ve­di­mento «siano già stati con­dan­nati in via defi­ni­tiva, o che, suc­ces­si­va­mente a tale data, ripor­tino con­danna defi­ni­tiva per i delitti pre­vi­sti». Con que­sta for­mu­la­zione, a chi non è più in carica non sarà chie­sta la resti­tu­zione delle somme pregresse.
C'è voluto quasi un anno per l'approvazione. Nel mezzo anche pole­mi­che giu­ri­di­che, come quella espressa dal costi­tu­zio­na­li­sta Mira­belli - e assunta dai for­zi­sti - secondo il quale sarebbe ser­vita una legge e non una sem­plice deli­bera. «Una tesi para­dos­sale - hanno ribat­tuto Pie­tro Grasso e Laura Bol­drini - per­ché la mate­ria è ricom­presa nell'autonomia nor­ma­tiva delle Camere». Fra i più cono­sciuti ex poli­tici col­piti dal prov­ve­di­mento ci sono Cesare Pre­viti, Mar­cello Dell'Utri e Totò Cuf­faro. Sod­di­sfatta Libera: «Abbiamo rag­giunto l'obiettivo prin­ci­pale della nostra cam­pa­gna di mobi­li­ta­zione». E don Luigi Ciotti ha tele­fo­nato a Pie­tro Grasso per ringraziarlo.
Riccardo Chiari

(il Manifesto 8 maggio)