giovedì 14 maggio 2015

Sindone. Storia e leggende di una reliquia controversa

Personalmente mi sono sempre sentito perplesso nell'osservare il volto sindonico: la cosa che più mi colpiva era la mancanza di profondità che, in un recente articolo per Riforma (n. 17, p. 6), avevo erroneamente attribuito all'assenza dell'impronta della parte superiore del capo. In realtà questa impronta è mascherata da una macchia d'acqua per cui la mia deduzione era errata e me ne scuso con i lettori.
Ritorno sull'argomento prendendo spunto dal recente interessantissimo e documentato saggio di Andrea Nicolotti, Sindone. Storia e leggende di una reliquia controversa* che pone moltissimi interrogativi sull'autenticità del lenzuolo di lino. Nicolotti è storico del cristianesimo presso il Dipartimento di Studi storici dell'Università di Torino, per cui la sua opinione è autorevole e corroborata da studi veramente approfonditi. Per esempio sulla questione dei pollini Nicolotti rileva trattarsi di un fatto completamente destituito di fondamento, come altrettanto discutibili sono la realtà e il significato della presenza di sangue e di altre sostanze che alcuni affermano di aver osservato sul lino.
Inoltre non esisterebbe alcuna impronta di moneta romana sulla Sindone, come invece rilevato da Baima Bollone, insomma, una fantasia dei sindonologi. «La traduzione di sindon con "lenzuolo» non è errata – prosegue lo studioso – ma non è nemmeno scontata. "Sindon" vuol dire "lino" o "pezzo di lino", senza idee di sorta sulla forma e sulla quantità della stoffa».
Nel libro di Nicolotti appare evidente come la Sindone altro non sia se non un manufatto medievale e la cosa si rileva anche a occhio nudo. Infatti l'aspetto poco credibile sta nell'impronta stessa del volto sindonico che ha le caratteristiche di uno stampo di un bassorilievo e non di una traccia lasciata dal cranio (che è un oggetto tridimensionale) su un lenzuolo che lo avvolge. Se noi ci mettiamo un asciugamano sul viso, quindi lo prendiamo nei punti in cui tocca gli zigomi e lo stendiamo, scopriremo che questi due punti sono molto più distanti fra loro di come lo sono sul viso. Peggio ancora se questo tentativo lo facciamo verso le orecchie. E' ovvio: il viso e sferico e non piatto, il naso, a esempio, sporge di alcuni centimetri rispetto agli zigomi, ma questo scarto non c'è sul volto sindonico.
Del resto, come rileva ancora Nicolotti, già nel 1624 Jean-Jacques Chifflet si era reso conto che l'immagine della Sindone non può essere un'impronta ottenuta per semplice contatto con un corpo tridimensionale, per via della mancata deformazione dell'immagine specie a livello del volto. Ecco cosa scriveva in proposito nel 1833 padre Lazzaro  Piano: «Si tinga di qualche colore, a cagione d'esempio, il volto di una statua, e vi si applichi un bianco pannolino; se dopo di avervelo alquanto colle mani compresso verrà tolto ed allargato, si vedrà in esso una sconcia immagine, e molto più larga dell'istessa faccia». «Entrambi - conclude lo studioso - ne deducevano che l'immagine sindonica, impossibile a formarsi naturalmente, fosse frutto di un miracolo. Molti moderni sindonologi fanno lo stesso, usando questo elemento non come una prova di falsità, bensì il contrario».
E ancora Nicolotti così scrive: «Qualcuno più credibilmente ipotizza che l'artista medievale abbia usato un corpo vero (fatta eccezione per la testa, che per forza deve essere fatta con un bassorilievo) senza dover affrontare la scomodità e il costo di procurarsi due bassorilievi lunghi due metri».
Nel suo libro Nicolotti rileva come per i Vangeli la Sindone sia un oggetto trascurabile. Nulla fa presagire che, alcuni secoli dopo, molte città avrebbero fatto a gara per vantare il possesso di sindoni o sudari, piccoli frammenti o lunghi lenzuoli miracolosi. Nel Trecento in un villaggio francese compare quella che diverrà la più famosa fra tutte, un telo con impressa l'immagine di Cristo martoriato: per alcuni fedeli è l'autentica Sindone di Cristo, mentre per il loro vescovo è un falso, dipinto a scopo di lucro.
«Di qui - emerge in sintesi dal libro - prende il via una storia avventurosa che percorre i secoli, fatta di ricorsi e scomuniche, di furti e vendite, di incendi e salvataggi, di notorietà e decadenza. Eppure, la Sindone ha tante storie: quella autentica, non di rado occultata; quella compiacente, fabbricata dai cronisti di Corte; quella di maggior fantasia, creata dai suoi moderni propagandisti». Andrea Nicolotti, con un'opera di monumentale scavo storico ed esegetico, racconta questa vicenda secondo i canoni della migliore storiografia.
Per questo il libro traccia una storia delle stoffe sepolcrali di Gesù, con particolare attenzione per quella oggi conservata a Torino. Il punto di partenza per ricostruire l'ambiente nel quale è nato e si è diffuso il culto per le diverse sindoni è il racconto fornito dai Vangeli. Procedendo lungo i secoli, dal Tardoantico al Medioevo, si nota un interesse sempre crescente e diffuso per la ricerca e il possesso di reliquie della passione e morte di Gesù, il cui numero aumenta esponenzialmente.
La storia nota della reliquia torinese muove i primi passi nel Medioevo, quando compare in un villaggio della Francia, per poi spostarsi a Chambéry, e infine a Torino, nuova capitale del ducato sabaudo e poi del regno d'Italia. E' una storia a tratti avventurosa, spesso poco conosciuta e non di rado mal raccontata, fatta di episodi che la storiografia sabauda e quella ecclesiastica hanno tentato di addomesticare. Nell'ultima parte del libro, la storia della Sindone si intreccia con la storia degli studi scientifici, dalle prime fotografie passando per la datazione radiocarbonica, fino ai giorni nostri.
In ogni caso anche del sudario di Cristo, quello rimosso, per intenderci, si hanno diverse reliquie. Fra gli altri citiamo il sudario di Oviedo che viene venerato e su cui vi sono solo macchie di sangue (ma anch'esso è stato radiodatato al medioevo). Altra cosa dal velo con cui la Veronica avrebbe (secondo la leggenda) terso il volto di Gesù. Da non confondere nemmeno con il mandylion che sarebbe una immagine del Cristo vivo secondo una leggenda siriaca medievale che non riguarda i racconti del seppellimento di Gesù. * A. Nicolotti, Sindone. Storia e leggende di una reliquia controversa. Torino, Einaudi, 2015, pp. 374, euro 32,00.
Claudio Bo


(Riforma 8 maggio)