domenica 10 maggio 2015

URUGUAY LAICO

MONTEVIDEO. «Il laicismo ha inciso negativamente sull'Uruguay» taglia corto monsignor Milton Troccoli, vescovo ausiliare di Montevideo. E «il numero di adolescenti suicidi, fra i più elevati della regione» ne è, secondo lui, una prova sufficiente.
Però lo Stato non demorde dalla sua tradizionale laicità. Al punto che Pepe non andò all'inaugurazione del pontificato di Papa Francesco. Il fatto che stesse parlando di un uomo che viene dall'altra sponda del Rio de la Plata, non è bastato a scuotere le fondamenta laiche dell'ex presidente uruguaiano José Mujica. E non era un capriccio personale. Per gli uruguaiani, separare Stato e Chiesa è una raison d'État, e continuano a proporre meno religione e più biciclette. Né santi né madonne nel calendario dell'Uruguay nazione laica per Costituzione, con la più bassa presenza di cattolici dell'America latina.
Montevideo decise, un secolo fa, di cambiare la Settimana Santa, la Pasqua, con la Settimana del Turismo e delle Biciclette. E ora, con i socialisti al potere, la tendenza si rafforza. Il fatto non stupisce chi l'Uruguay lo conosce bene e sa che nemmeno Babbo Natale ha un posto nel calendario ufficiale. Il 25 dicembre è il «Giorno della Famiglia». L'8 dicembre è la «Giornata delle Spiagge» e la Befana è ufficialmente sostituita dal «Giorno dei Bambini». Ci sono solo cinque festività non lavorative l'anno, tutte legate a ricorrenze storiche, mai religiose.
Secondo un'inchiesta di Latinobarometro, l'Uruguay ha il tasso più basso di cattolici dell'America latina (41 per cento) e la maggiore quantità di atei e agnostici, il 38 per cento. Non di meno, la Magna Carta della piccola nazione Sudamericana riconosce assoluta libertà di culto.
Fu il due volte presidente José Batlle, all'inizio del secolo scorso, il grande alfiere della secolarizzazione e del laicismo. I suoi furono anche tempi per altre iniziative progressiste, come il voto femminile e il divorzio. All'epoca, lo scontro fra laici e cattolici fu tale che durante il Venerdì Santo, quello che precede la Pasqua cristiana, quando i credenti evitano di mangiare la carne, gli atei (e non solo) preparavano una grande grigliata proprio nella piazza del Duomo, in barba al vescovo, per dimostrare il loro «rifiuto della fede religiosa».
Matias Marini

(Il Venerdì 1 maggio)