venerdì 28 agosto 2015

I Valdesi: non possiamo perdonare la Chiesa

Caro fratello, siamo commossi di quanto ci ha detto e vogliamo iniziare una storia nuova tra le nostre chiese. Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue». Così il Sinodo valdese, l'assemblea di pastori e di laici che ogni agosto decide le linee delle chiese valdesi e metodiste a Torre Pellice, risponde al messaggio che Papa Francesco ha lanciato il 22 giugno, chiedendo perdono per i comportamenti «anche non umani» che la Chiesa cattolica aveva esercitato verso questa minoranza protestante) nata prima di Calvino e poi conquistata dalla Riforma. Il perdono c'è oggi, da parte dei viventi, ma non si può sostituire a quello degli avi. E c'è da pensare che il Papa sapesse che questo sarebbe stato il messaggio da parte della minoranza protestante storica, autoctona e più autorevole, nonostante il gesto storico della sua visita e le sue parole sincere e commoventi. I valdesi chiamano il Pontefice «fratello», come è normale tra cristiani. Si dicono felici della sua richiesta di perdono, la concessione del quale però compete solo a Dio, nonostante l'invito di Gesù a perdonare il prossimo.
I valdesi di oggi, riuniti in assemblea a Torre Pellice, non possono perdonare per i loro avi, che nel 1665 furono schiacciati dalle Pasque Piemontesi, la repressione spietata del Ducato di Savoia contro l'unica minoranza che in Italia aveva aderito alla Riforma, e che costò soldati uccisi, giovani e donne imprigionati, bambini strappati ai genitori e fatti crescere come cattolici. Ma i valdesi di oggi hanno apprezzato la visita del Papa, dopo che Francesco; un anno fa, aveva mandato un suo messaggio al Sinodo, come ha fatto anche quest'anno. Apprezzano di Francesco non soltanto il nome, ma anche la scelta di soccorrere i bisognosi, e in particolare i migranti, sui quali sia gli evangelici sia i cattolici sono da tempo impegnati insieme a Lampedusa e altrove. Ora il Sinodo ha deciso di rispondere coralmente a quanto il moderatore Eugenio Bernardini aveva già detto al Papa in giugno: «Siamo commossi dalle sue parole, ma il fatto storico rimane». Per il vertice delle chiese valdesi e metodiste, questo è un successo, considerato che non tutti i 30mila fedeli italiani sono stati contenti di vedere Papa Francesco accolto con tutte le onorificenze nel Tempio valdese di Torino. Ma soprattutto è l'augurio «di poter cominciare una strada nuova, che non è compromessa dal passato, così come Gesù Cristo invita a fare tutti gli esseri umani», come dice il moderatore Bernardini. Si apre così una nuova pagina ecumenica, che potrà non soltanto mettere insieme i diversi cristiani che già accolgono i barconi nel sud Italia, come di fatto già avviene, ma anche far sperare in nuovi avanzamenti teologici. Come il riconoscimento da parte cattolica che i valdesi e i metodisti non sono soltanto una comunità ecclesiale ma una vera Chiesa. E che la Santa Cena possa essere celebrata comunemente, così come già lo sono i matrimoni interconfessionali.
Vera Schiavazzi

(Repubblica 25 agosto)