domenica 23 agosto 2015

LA CHIESA AL TEMPO DI MAFIA CAPITALE

"Sono una cattolica praticante, ma di fronte ai funerali di Vittorio Casamonica mi chiedo: di quale Chiesa? Il parroco di Don Bosco ha detto che dentro la chiesa tutto si è svolto con compostezza e partecipazione. Però, alla luce di quanto successo all'esterno, mi piacerebbe porre due domande alla Chiesa quella con la "C" maiuscola, quella che forma i sacerdoti: un parroco ha il dovere di salvaguardare il Tempio di cui è affidatario? Come ha potuto allora, il parroco di Don Bosco, lasciar affiggere i giganteschi manifesti sulla facciata della sua chiesa?
Lui non conosceva l'identità del defunto. La mia seconda domanda allora è: un parroco, vive con partecipazione la vita del proprio quartiere, della propria città, oppure sta chiuso nelle mura della sacrestia senza rendersi conto di ciò che accade intorno a lui? Ancor più se la sua parrocchia è intitolata a Don Bosco, prete che proprio dalla conoscenza profonda e partecipata della strada, della gente della sua parrocchia ha voluto costruire l'Oratorio, luogo di accoglienza e formazione per i ragazzi altrimenti vittime facili della delinquenza piccola e grande".
(da Repubblica del 23 agosto, Francesca De Santis)