C'è il teismo che vede lassù un assoluto governatore per cui non muove foglia che Dio non voglia. Quasi 80 anni fa i miei genitori, semianalfabeti, mi testimoniarono un Dio maternamente Padre, origine di tutte le creature, lontano e vicino, un Amore che non abbandona mani, non castiga, tutto accoglie.
Dire che ogni teismo è un mostro costituisce a mio avviso una comoda semplificazione in cui, a mio parere, cadono talvolta anche Lenaers e Spong.
Purtroppo negli anni degli studi teologici tentarono di imprigionarmi in un teismo dogmatico rigido e triste, fatto di angoscia. Ma dal 1963, il teismo fiduciale, lieto, amoroso, caldo ed accogliente ha prevalso sul teismo dogmatico.
Gli studi sul Gesù storico e il suo messaggio mi hanno confermato in un teismo in cui per me pensare Dio lontano non è meno vero che il Dio vicino: in ogni caso la Sua "alterità" è amore che si fa vicino, voce che mi chiama, mistero che adoro, presenza accompagnatrice e responsabilizzante che mi affascina e mi innamora. Non riesco a guardare un fiore senza sentire la bellezza e il profumo di Dio. Non riesco a guardare il volto di un ragazzo sofferente senza vedere nei suoi occhi un grido di Dio, trasparenza di Dio che chiama all'accoglienza.
Un Dio teista lassù nel ciclo io nella mia vita non l'ho mai vissuto, ma l'ho visto come indottrinamento ecclesiastico che ha fatto soffrire milioni di cristiani.
Dunque sono un cristiano teista, che proprio in nome di questo Dio amore assoluto ha reso cenere l'idea di un Dio giudice, dirigista, manovratore.
Allora per me la questione non è teismo sì - teismo no, ma piuttosto quale teismo.
Queste "tinteggiature negative" di alcune teologie, a mio avviso, sono comode sistemazioni intellettuali di chi ha poca familiarità con la lettura biblica e soprattutto con la cura pastorale.
E soprattutto ha subito nella sua vita l'oppressione dogmatica e giustamente se ne vuole liberare.
Su questo orizzonte, di un cristianesimo che rilegge criticamente e creativamente la sua storia dogmatica, diventata oggi un binario morto, sono perfettamente d'accordo e combatto da oltre 50 anni.
Franco Barbero
Dire che ogni teismo è un mostro costituisce a mio avviso una comoda semplificazione in cui, a mio parere, cadono talvolta anche Lenaers e Spong.
Purtroppo negli anni degli studi teologici tentarono di imprigionarmi in un teismo dogmatico rigido e triste, fatto di angoscia. Ma dal 1963, il teismo fiduciale, lieto, amoroso, caldo ed accogliente ha prevalso sul teismo dogmatico.
Gli studi sul Gesù storico e il suo messaggio mi hanno confermato in un teismo in cui per me pensare Dio lontano non è meno vero che il Dio vicino: in ogni caso la Sua "alterità" è amore che si fa vicino, voce che mi chiama, mistero che adoro, presenza accompagnatrice e responsabilizzante che mi affascina e mi innamora. Non riesco a guardare un fiore senza sentire la bellezza e il profumo di Dio. Non riesco a guardare il volto di un ragazzo sofferente senza vedere nei suoi occhi un grido di Dio, trasparenza di Dio che chiama all'accoglienza.
Un Dio teista lassù nel ciclo io nella mia vita non l'ho mai vissuto, ma l'ho visto come indottrinamento ecclesiastico che ha fatto soffrire milioni di cristiani.
Dunque sono un cristiano teista, che proprio in nome di questo Dio amore assoluto ha reso cenere l'idea di un Dio giudice, dirigista, manovratore.
Allora per me la questione non è teismo sì - teismo no, ma piuttosto quale teismo.
Queste "tinteggiature negative" di alcune teologie, a mio avviso, sono comode sistemazioni intellettuali di chi ha poca familiarità con la lettura biblica e soprattutto con la cura pastorale.
E soprattutto ha subito nella sua vita l'oppressione dogmatica e giustamente se ne vuole liberare.
Su questo orizzonte, di un cristianesimo che rilegge criticamente e creativamente la sua storia dogmatica, diventata oggi un binario morto, sono perfettamente d'accordo e combatto da oltre 50 anni.
Franco Barbero