mercoledì 23 settembre 2015

Dag Hammarskjöeld, un cercatore di Dio all’ONU

Dag Hammarskjöeld, segretario generale delle Nazioni Unite, è morto in Congo, nel 1961, mentre era impegnato in una delicata missione diplomatica. Gli fu attribuito il premio Nobel per la pace, alla memoria.
Per anni si è speculato sulle possibili cause dell'incidente che costò la vita a Dag Hammarskjöeld, perito in un disastro aereo mentre stava cercando di porre fine alla guerra civile nel Congo. Alcuni anni fa sono emerse prove, raccolte dall'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, che danno forza ai sospetti di un attentato organizzato dai servizi segreti sudafricani, britannici e americani.
Da segretario generale dell'Onu Hammarskjöeld si occupò delle crisi più importanti del suo tempo: quella del Medio Oriente, quella ungherese, quella libanese e gli avvenimenti politici del Laos e del Congo. Fu per risolvere la crisi scoppiata in Congo in seguito alla secessione del Katanga, avvenuta sotto la spinta di interessi europei, che nel 1961 avviò un'intensa attività diplomatica in Africa.
Dag Hammarskjöeld era nato a Jönköping, in Svezia, nel luglio 1905, quartogenito di Hjalmar, ministro svedese durante la prima guerra mondiale. Dopo aver completato gli studi di economia e giurisprudenza ricopri, ancora molto giovane, diversi incarichi di governo, tra i quali quello di ministro degli Esteri alla fine degli anni '40. E nel 1953 fu eletto segretario generale dell'Onu.
Le tappe della carriera di Hammarskjöeld delineano la biografia di un brillante statista, ma ciò che esse non rivelano è il fatto che furono vissute alla luce di una fede tanto profonda quanto riservata. Solo dopo la sua morte, infatti, venne ritrovato il suo diario (tradotto in Italia col titolo Tracce di cammino), considerato una delle opere spirituali più importanti del Novecento. Hammarskjöeld, descritto come un politico freddo, abile, abituato a lunghe ore di lavoro ininterrotto, appare, in quelle pagine, come un lettore appassionato dei grandi maestri della spiritualità antica e moderna, ai quali era stato introdotto dall'amico vescovo luterano Nathan Söderblom.
Eletto segretario generale delle Nazioni Unite nel marzo 1953, Hammarskjöeld era convinto che le Nazioni Unite sarebbero potute diventare protagoniste, nel Terzo mondo, del processo di decolonizzazione e di transizione verso un'epoca di pace e distensione. Nel 1960 l'Assemblea generale dell'Onu votò a larga maggioranza una risoluzione che metteva fuori legge il colonialismo. Ma l'Occidente capì presto che nel movimento di liberazione erano in gioco interessi enormi: dalle ricchezze minerarie dell'Africa al controllo politico di alcuni stati.
Mentre Hammarskjöeld cercava con ogni mezzo di garantire il pacifico passaggio del Congo da colonia belga a nazione libera e di evitare la secessione del Katanga, le forze decise a non lasciare che il Congo si liberasse dall'influenza dell'Occidente passarono all'offensiva. Hammarskjöeld non fu in grado di prevenire la cattura e l'uccisione del presidente congolese Patrice Lumumba: fu una pagina nera della storia del colonialismo e dell'Occidente, ma anche dell'Onu.
Qualcuno ha detto che il segretario generale incominciò a morire quando Lumumba fu trucidato dai suoi nemici, con l'appoggio dei consiglieri belgi. Altri hanno scritto che la sua morte effettiva, pochi mesi dopo, in un incidente aereo fra il Katanga e l'allora Rhodesia del Nord, fu quasi cercata inseguendo un successo che lo riscattasse restituendo la pace al Congo. In ogni modo Hammarskjöeld aveva messo in conto la possibilità di morire per la causa della pace. Nel diario scrisse infatti: "Non cercare l'annientamento. Ti troverà da solo. Cerca la via che lo renda un compimento".
Paolo Tognina

(Tempi di Fraternità 2014)