Poliziotto batte chef uno a zero. E' successo in Francia dove TF1, la rete ammiraglia di Tele France, ha soppresso MasterChef alla seconda puntata a causa di un crollo verticale dell'audience. Eppure il primo talent gastronomico del pianeta sembrava destinato a durare in eterno. E invece il duello tra aspiranti stellati, che si sfidano all'ultimo trancio di tonno in crosta di sesamo su letto di alghe e raperonzoli croccanti, ha già stufato gli snobbissimi transalpini. Che evidentemente non ne hanno potuto più di psicodrammi melensi e precotti. Ma sono caduti dalla padella nella brace. Perché il programma è stato sostituito da un serial poliziesco. Ancora una volta cibo e crimine si confermano i due format più popolari. I veri padroni della torta mediatica. Che in Francia come altrove è spartita tra ammazzamenti e impiattamenti. Assassini e tortellini.
Lo stesso dicasi per il panorama editoriale, dominato da cuochi e detectives, prataioli e marioli, in cui a ogni stagione spunta fuori come il prezzemolo un nuovo commissario. Che, prima o poi, finisce sul piccolo schermo. Viene da chiedersi perché con tutte le storie che si possono raccontare, e con tutti i generi narrativi disponibili nella dimensione multimediale, la nostra attenzione sia prigioniera di questo duopolio. Ma è possibile che non riusciamo ad andare al di la delle cinquanta sfumature di pinot grigio? Forse oggi la passione del cibo e l'ossessione della violenza sono due facce della nostra chiusura in noi stessi. Nel nostro privato, assediato e minacciato. Che per brevità si riassume in due simboli. Pistole e spaghetti. Entrambi fumanti.
Marino Niola
(Il Venerdì 11 settembre)
Lo stesso dicasi per il panorama editoriale, dominato da cuochi e detectives, prataioli e marioli, in cui a ogni stagione spunta fuori come il prezzemolo un nuovo commissario. Che, prima o poi, finisce sul piccolo schermo. Viene da chiedersi perché con tutte le storie che si possono raccontare, e con tutti i generi narrativi disponibili nella dimensione multimediale, la nostra attenzione sia prigioniera di questo duopolio. Ma è possibile che non riusciamo ad andare al di la delle cinquanta sfumature di pinot grigio? Forse oggi la passione del cibo e l'ossessione della violenza sono due facce della nostra chiusura in noi stessi. Nel nostro privato, assediato e minacciato. Che per brevità si riassume in due simboli. Pistole e spaghetti. Entrambi fumanti.
Marino Niola
(Il Venerdì 11 settembre)