venerdì 18 settembre 2015

"L'ACCOGLIENZA SIA OBBLIGATORIA. SANZIONI AI PAESI CHE DICONO NO"


Parigi - 
"La Francia è favorevole a un meccanismo obbligatorio e permanente di redistribuzione dei rifugiati con la possibilità di sanzioni per gli Stati che non rispetteranno le nuove regole". Harlem Désir era qualche giorno fa alla frontiera tra Macedonia e Serbia. "È un momento di verità: sul diritto d'asilo si gioca l'onore dell'Europa" spiega il viceministro agli Affari Europei. "Dobbiamo dimostrare di essere all'altezza della sfida".
La Francia, che accoglierà dieci volte meno rifugiati della Germania, è all'altezza?

"Molti rifugiati scelgono di andare in Germania per varie ragioni. La Francia resta una terra d'accoglienza e non abbiamo voluto usare la parola "quote" proprio perché non c'è limite a un diritto universale come l'asilo politico. Siamo un paese solidale, aperto, e sosteniamo il piano presentato dalla Commissione europea".

Come vincere l'opposizione di alcuni paesi dell'Est?
"C'è stato qualche progresso. La Polonia ha annunciato che prenderà più dei 2mila rifugiati previsti inizialmente, avvicinandosi alle richieste della Commissione".
Altrove però si costruiscono muri, come in Ungheria.
"Ricordo quando l'Ungheria combatteva contro la Cortina di Ferro. Costruire muri è assurdo e inutile come abbiamo visto con quel che è accaduto alla stazione di Budapest".

L'accoglienza sarà dunque obbligatoria?
"Avevamo provato a proporre la volontarietà. Purtroppo una serie di paesi non hanno dato risposta positiva e quindi sarà un meccanismo permanente e obbligatorio. La risposta deve essere collettiva, di tutti".

E per chi non rispetterà le nuove regole?
"Potrà essere aperta una procedura di infrazione con il pagamento di sanzioni finanziarie così come previsto dai Trattati. Spero, però, che troveremo una soluzione di comune accordo". Cosa risponde a chi vuole dare priorità ad alcune minoranze perseguitate, come i cristiani d'Oriente? "Non possiamo comportarci come le dittature o i gruppi terroristi da cui scappano queste persone, ovvero distinguere in base a un'etnia o a una religione".

L'esodo non si fermerà finché non sarà vinta la guerra in Siria?
"Stiamo conducendo una strategia militare contro l'Is con la coalizione internazionale, che prevede anche voli di ricognizione in Siria che potranno permettere al presidente Hollande di decidere eventuali raid. Ma al contempo va trovata una soluzione politica e diplomatica per una transizione politica senza Bashar al Assad".
(Anais Ginori, Repubblica 12 settembre)