lunedì 14 settembre 2015

PER I CATTOLICI DEL VIETNAM SOCIALISTA UNA SVOLTA STORICA

La notizia può apparire banale, ma è tra quelle destinate a restare nella storia. Il 6 agosto, il governo della Repubblica Socialista del Vietnam ha autorizzato la Chiesa cattolica ad aprire un'università di studi teologici. A imitazione di quanto avviene in Francia, il futuro ateneo si chiamerà Institut Catholique. L'accordo segna la ripresa di una grande tradizione del cattolicesimo vietnamita, forte di otto milioni di fedeli, presente già dal 1533, sopravvissuto a persecuzioni antiche e recenti.
La legislazione vietnamita in materia di liberta religiosa è sempre stata dura sia a danno dei buddisti sia dei cristiani, ma nel 2009 il governo di Saigon decise addirittura il definitivo esproprio dei beni confiscati, dal 1975 in poi, alle comunità religiose. Per i cattolici, la disputa riguardava anche le tre grandi istituzioni accademiche con le quali la Chiesa aveva contribuito allo sviluppo del Paese: l'antica Università di Da Lat, la modernissima Università di Saigon (entrambe frequentate anche da futuri leader del Vietnam del Nord), e il Collegio Pontificio San Pio X destinato alla formazione del clero del Sudest asiatico. Tre istituzioni accademiche rette da gesuiti. Nel 1627, infatti, il gesuita francese Alexandre de Rodhes riuscì a stabilirsi nel Nord del Vietnam e la sua prima preoccupazione fu fondare una «scuola» per formare laici e catechisti.
ei mesi successivi alla riunificazione del Paese, il regime comunista incorporò tutti i beni ecclesiastici. Ora la futura Università Cattolica sarà operativa, dice il governo, dopo che «l'intera conferenza episcopale vietnamita avrà preso in carico il nuovo istituto». Come dire: realizzate pure le vostre opere senza nulla pretendere dallo Stato, neppure la restituzione dei beni confiscati. E qui appare la mano che pazientemente ha tessuto le fila dell'accordo. Lo ha ammesso il presidente della commissione educazione della conferenza episcopale: «I papi precedenti e soprattutto l'attuale ci hanno incitato a dialogare direttamente e francamente con le autorità politiche». Secondo la nota ricetta bergogliana: per andare avanti, bisogna uscire dal passato.
Filippo Di Giacomo

(Il Venerdì 4 settembre)