UN DIVERSO USO DEL TEMPO
La spiritualità evangelica non è sopportazione ma sapienza del quotidiano. Lo Spirito ci sfida a leggere il nostro vissuto per discernere come Dio stia agendo e come noi possiamo non opporgli resistenza. E' vivere il tempo in ascolto della Parola. Giusto il contrario di subire passivamente il vissuto. Sì, ma come si fa a vivere una simile spiritualità? La Scrittura invita i suoi lettori a coltivare una sapienza del tempo. Proprio perché il Dio biblico abita il tempo, più che il tempio, proprio perché il suo Spirito penetra la storia, più che le anime, i credenti sono chiamati a prestare particolare attenzione al tempo, alla sua intelligenza, al suo uso. La spiritualità cristiana ha a che fare con l'ordine del tempo, con una disciplina temporale che esprime il valore etico e spirituale del tempo. La tradizione riformata ha aperto un interessante cantiere sulla questione (si veda Max Engammare, L'ordine del tempo, fresco di stampa per i tipi della ed. Claudiana: un testo rigorosamente storico, sull'ordine del tempo nella Ginevra di Calvino, che può diventare provocazione attuale sullo stile della spiritualità).
Oggi, però, rischiamo di perdere questa sapienza, facciamo fatica a cogliere il nesso tra discepolato e disciplina, tra il Dio che entra nel tempo e il nostro uso del tempo. Penso che dovremmo ripartire da qui. Facendo fronte al tempo perso e disperso che anche i più impegnati (quelli con le agende piene) sperimentano. Incominciamo dal percepirne il disordine. Non è un'operazione semplice perché, normalmente, tutto ciò che facciamo ha un senso ai nostri occhi. Come quando passiamo ore a seguire talkshow o le ultime notizie offerte dalla rete, in nome del necessario aggiornamento (Bibbia e giornale!). Eppure, se fossimo onesti con noi stessi, dovremmo ammettere che da anni ci riempiono le orecchie di chiacchiere e nient'altro. Che avremmo potuto fare un uso migliore di quel tempo. E dopo la percezione del disordine, proviamo a mettere un po' di ordine, a stilare un orario delle nostre giornate.
La fatica della ripresa, dopo le ferie, ci stimola a pensare una spiritualità che si traduce nel provare a mettere ordine nelle nostre vite, a partire da un diverso uso del tempo: scelto e non solo subito, regolato e non più lasciato al caso. Vi sembra strana questa proposta? Vi suona troppo «ascetica», quasi volessimo ancora una volta scalare il cielo con le nostre forze? Ma come fa a farsi udire la Parola, se non prestiamo ascolto, se non le diamo tempo? E perché nei nostri impegni lavorativi seguiamo orari precisi, ci diamo scansioni del tempo per niente approssimative, mentre per la fede andiamo a spanne, improvvisando gesti religiosi e perdendo di vista quella vita ordinaria nella quale lo Spirito soffia con estrema libertà? Facciamo, almeno, un tentativo per mettere ordine al nostro tempo, mentre invochiamo da Dio esattamente questo: Insegnaci a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio (Salmo 90, 12).
Angelo Reginato
(Riforma, 18 settembre)
La spiritualità evangelica non è sopportazione ma sapienza del quotidiano. Lo Spirito ci sfida a leggere il nostro vissuto per discernere come Dio stia agendo e come noi possiamo non opporgli resistenza. E' vivere il tempo in ascolto della Parola. Giusto il contrario di subire passivamente il vissuto. Sì, ma come si fa a vivere una simile spiritualità? La Scrittura invita i suoi lettori a coltivare una sapienza del tempo. Proprio perché il Dio biblico abita il tempo, più che il tempio, proprio perché il suo Spirito penetra la storia, più che le anime, i credenti sono chiamati a prestare particolare attenzione al tempo, alla sua intelligenza, al suo uso. La spiritualità cristiana ha a che fare con l'ordine del tempo, con una disciplina temporale che esprime il valore etico e spirituale del tempo. La tradizione riformata ha aperto un interessante cantiere sulla questione (si veda Max Engammare, L'ordine del tempo, fresco di stampa per i tipi della ed. Claudiana: un testo rigorosamente storico, sull'ordine del tempo nella Ginevra di Calvino, che può diventare provocazione attuale sullo stile della spiritualità).
Oggi, però, rischiamo di perdere questa sapienza, facciamo fatica a cogliere il nesso tra discepolato e disciplina, tra il Dio che entra nel tempo e il nostro uso del tempo. Penso che dovremmo ripartire da qui. Facendo fronte al tempo perso e disperso che anche i più impegnati (quelli con le agende piene) sperimentano. Incominciamo dal percepirne il disordine. Non è un'operazione semplice perché, normalmente, tutto ciò che facciamo ha un senso ai nostri occhi. Come quando passiamo ore a seguire talkshow o le ultime notizie offerte dalla rete, in nome del necessario aggiornamento (Bibbia e giornale!). Eppure, se fossimo onesti con noi stessi, dovremmo ammettere che da anni ci riempiono le orecchie di chiacchiere e nient'altro. Che avremmo potuto fare un uso migliore di quel tempo. E dopo la percezione del disordine, proviamo a mettere un po' di ordine, a stilare un orario delle nostre giornate.
La fatica della ripresa, dopo le ferie, ci stimola a pensare una spiritualità che si traduce nel provare a mettere ordine nelle nostre vite, a partire da un diverso uso del tempo: scelto e non solo subito, regolato e non più lasciato al caso. Vi sembra strana questa proposta? Vi suona troppo «ascetica», quasi volessimo ancora una volta scalare il cielo con le nostre forze? Ma come fa a farsi udire la Parola, se non prestiamo ascolto, se non le diamo tempo? E perché nei nostri impegni lavorativi seguiamo orari precisi, ci diamo scansioni del tempo per niente approssimative, mentre per la fede andiamo a spanne, improvvisando gesti religiosi e perdendo di vista quella vita ordinaria nella quale lo Spirito soffia con estrema libertà? Facciamo, almeno, un tentativo per mettere ordine al nostro tempo, mentre invochiamo da Dio esattamente questo: Insegnaci a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio (Salmo 90, 12).
Angelo Reginato
(Riforma, 18 settembre)