«In
questi anni da precaria ho rinunciato a molto. Per amore del mio
lavoro. Invece rischio di essere messa alla porta e sostituita da
nuove supplenti che, dopo 36 mesi, verranno probabilmente sostituite
a loro volta. In un precariato infinito, come fossimo usa e getta».
Serena Patti ha 30 anni ma già da dieci lavora come maestra negli
asili comunali di Roma. E in questi giorni si è "accampata"
a pochi passi Campidoglio, al presidio del sindacato Usb.
A
cosa ha rinunciato?
«A
vivere da sola, al pensiero di potermi creare una famiglia. Alla
minima stabilità, perché quando sei supplente giornaliera e non sai
quanto lavorerai e quanto guadagnerai ogni mese non puoi certo fare
piani, figuriamoci quelli a lungo termine. Ho rinunciato anche ad
altri lavori, ad esempio in asili privati, dove avevo cominciato come
supplente quando avevo 18 anni».
Perché
ha detto no?
«Perché
credevo e credo nel pubblico. Pensavo desse più garanzie, migliori
condizioni di lavoro e assicurasse anche un progetto educativo
migliore: pensavo, insomma, di fare un salto di qualità».
(Repubblica
2 settembre)