Non era precisamente la "tenerezza" invocata da Papa Francesco, l'arma impugnata dai fratelli Ruz Castro, da Camilo Cienfuegos, da Ernesto Guevara nella discesa dalla Sierra verso l'Avana per portare la Revolucion a Cuba, ma il tempo e la Storia hanno il vizio di trasformare il significato delle parole e la sostanza delle cose.
Nell'isola bella e stanca che aveva sognato di cambiare il mondo a fucilate e ora scopre che il mondo sta cambiando lei senza sparare un colpo, il tempo ha trasformato "el caballo", lo stallone Fidel in un fragile vegliardo. Ed è la "tenerezza" la rivoluzione più necessaria, per una gente meravigliosa e affranta che deve reinventarsi un futuro. L'intuizione del primo Papa latino è profondamente umana sta nell'avere avvertito che sotto le vecchie uniformi, oltre i miti della sollevazione proletaria mondiale inseguiti dal Che, sopravvive a Cuba una tenerezza struggente dello spirito che né la corruzione antica, né la retorica rivoluzionaria e neppure la cupezza sovietica hanno mai spento. Cuba è "buona gente", è voglia di pace, di musica dolce e allegra, appunto di quella "tenerezza" che sappia finalmente sconfiggere la tristezza del Tropico.
Vittorio Zucconi
(Repubblica 23 settembre)
Nell'isola bella e stanca che aveva sognato di cambiare il mondo a fucilate e ora scopre che il mondo sta cambiando lei senza sparare un colpo, il tempo ha trasformato "el caballo", lo stallone Fidel in un fragile vegliardo. Ed è la "tenerezza" la rivoluzione più necessaria, per una gente meravigliosa e affranta che deve reinventarsi un futuro. L'intuizione del primo Papa latino è profondamente umana sta nell'avere avvertito che sotto le vecchie uniformi, oltre i miti della sollevazione proletaria mondiale inseguiti dal Che, sopravvive a Cuba una tenerezza struggente dello spirito che né la corruzione antica, né la retorica rivoluzionaria e neppure la cupezza sovietica hanno mai spento. Cuba è "buona gente", è voglia di pace, di musica dolce e allegra, appunto di quella "tenerezza" che sappia finalmente sconfiggere la tristezza del Tropico.
Vittorio Zucconi
(Repubblica 23 settembre)