Il troppo stroppia: è la declinazione popolare del principio di proporzionalità, secondo cui deve esserci corrispondenza ad esempio fra addebiti e conseguenze sanzionatene.
Nel caso politico di Ignazio Marino è evidente la sproporzione. La base di partenza è che il sindaco non ha avuto nulla a che vedere con quella "fanghiglia del potere" e con quel "magna magna rivoltante" che Sabrina Ferilli intervistata da questo giornale il 10 ottobre - ha evocato per sottolineare appunto la sostanziale estraneità di Marino alla tempesta di attacchi che lo ha travolto. Persino l'Osservatore Romano (che pure sembra rivolgersi agli amministratori della Capitale come se la breccia di Porta Pia non ci fosse ancora stata) circoscrive le colpe di Marino a "gaffe e gesti inopportuni o superficiali", ma nel contesto di una "inesorabile serie di episodi". E' vero che nei comportamenti di Marino possono esservi anche spazi per critiche rilevanti. Ma la categoria dell'"inesorabile", più che alla sequenza degli episodi, sembra riferibile alle reazioni oltre misura che ci sono state e agli effetti prodotti dallo straordinario accanimento rovesciato su Marino da troppi versanti. Non c'è proporzione, appunto. Concetto che la Ferilli traduce introducendo icasticamente la figura delle "iene".
Se non al regno animale, potremmo avvicinarci all'ortopedia. Nel senso che i calcioni sferrati a Marino sembrano essere conseguenza del fatto che egli (pur con i suoi limiti ed errori) proponendosi obiettivi di carattere generale ha "pestato" tutta una serie di "piedi" sensibili. Dando istituzionalmente fastidio a soggetti ed enti variamente assortiti, che di sicuro non hanno gradito di dover cedere qualcosa sul piano dei loro interessi o privilegi. Il passaggio dalla amministrazione Alemanno a quella Marino non è stato certamente indolore per tutti quei personaggi che nella prima avevano trovato una nicchia per faccende equivoche se non peggio. La chiusura della discarica di Malagrotta (grande come 350 campi di calcio) ha determinato impressionanti ricadute negative per coloro che prima ci facevano ottimi affari. Le regole contro le affissioni abusive; l'allontanamento dal Colosseo e altre aree turistiche di Roma dei deturpanti camion-bar facenti capo alla rete, assai lucrativa, gestita da una potente famiglia; la "bonifica" di Ostia, trasformata dallo strapotere di pochi in un laboratorio per saccheggi d'ogni tipo: son tutte iniziative che hanno sconvolto e sovvertito rendite di posizione personali o di categoria o di clan consolidate da anni.
LA CHIUSURA del traffico nella zona dei Fori imperiali e del Tridente ha scatenato furibonde proteste da parte dei commercianti e residenti locali, autoproclamatisi avanguardie del movimento anti-Marino. Allo stesso modo si sono sentiti declassati, sul piano di privilegi corporativi stratificati da sempre, i Vigili urbani costretti a "turnare", per la prima volta nello loro storia, all'unico scopo di prevenire spiacevoli situazioni opache.
Così come ha subito un duro, inaspettato colpo la suscettibilità dei macchinisti Atac che devono "strisciare" il badge all'ingresso e all'uscita, prassi che altrove è semplicemente normale.
Per non parlare della speciale suscettibilità degli ex dipendenti Atac, quelli che erano stati generosamente assunti per chiamata clientelare diretta quando governava Alemanno. Micidiale, per diverse ditte abituate ad ottenere con facilità sospetta appalti pubblici, è stato il cambiamento delle regole operato da Marino, intervenuto anche su funzionari amministrativi compiacenti prima intoccabili.
Aria nuova pure sul versante Ama, con l'allontanamento di un personaggio di notevole spessore amministrativo, poi arrestato in "Mafia Capitale".
Intorno al muro del pianto anti-Marino troviamo poi i costruttori furiosi per la cancellazione delle prospettive di urbanizzazione dell'Agro romano per 20 milioni di metri cubi. Furiosi come gli inquilini degli alloggi comunali prima occupati a prezzi stracciati, poi individuati e messi in vendita. Per concludere con gli esponenti della Curia, risentiti per la decisione di Marino di inserire le coppie gay nel registro delle unioni civili.
Intendiamoci non credo ad una alleanza di forze fra loro troppo disomogenee per ordire insieme un complotto. Credo però in una convergenza di interessi che ha creato contro il sindaco un clima mefitico di odio politico incomprensibile, alla luce di un bilancio che tenga obiettivamente conto anche delle non poche cose "giuste" che egli ha saputo fare e avviare. Con sullo sfondo strani ristoratori dediti alla "schedatura" dei clienti. Magari (stranezza per stranezza, vai a sapere) indispettiti per l'oltraggio di qualche lamentela di Marino per la pasta scotta...
Gian Carlo Caselli
(Il Fatto Quotidiano 16 ottobre)
Nel caso politico di Ignazio Marino è evidente la sproporzione. La base di partenza è che il sindaco non ha avuto nulla a che vedere con quella "fanghiglia del potere" e con quel "magna magna rivoltante" che Sabrina Ferilli intervistata da questo giornale il 10 ottobre - ha evocato per sottolineare appunto la sostanziale estraneità di Marino alla tempesta di attacchi che lo ha travolto. Persino l'Osservatore Romano (che pure sembra rivolgersi agli amministratori della Capitale come se la breccia di Porta Pia non ci fosse ancora stata) circoscrive le colpe di Marino a "gaffe e gesti inopportuni o superficiali", ma nel contesto di una "inesorabile serie di episodi". E' vero che nei comportamenti di Marino possono esservi anche spazi per critiche rilevanti. Ma la categoria dell'"inesorabile", più che alla sequenza degli episodi, sembra riferibile alle reazioni oltre misura che ci sono state e agli effetti prodotti dallo straordinario accanimento rovesciato su Marino da troppi versanti. Non c'è proporzione, appunto. Concetto che la Ferilli traduce introducendo icasticamente la figura delle "iene".
Se non al regno animale, potremmo avvicinarci all'ortopedia. Nel senso che i calcioni sferrati a Marino sembrano essere conseguenza del fatto che egli (pur con i suoi limiti ed errori) proponendosi obiettivi di carattere generale ha "pestato" tutta una serie di "piedi" sensibili. Dando istituzionalmente fastidio a soggetti ed enti variamente assortiti, che di sicuro non hanno gradito di dover cedere qualcosa sul piano dei loro interessi o privilegi. Il passaggio dalla amministrazione Alemanno a quella Marino non è stato certamente indolore per tutti quei personaggi che nella prima avevano trovato una nicchia per faccende equivoche se non peggio. La chiusura della discarica di Malagrotta (grande come 350 campi di calcio) ha determinato impressionanti ricadute negative per coloro che prima ci facevano ottimi affari. Le regole contro le affissioni abusive; l'allontanamento dal Colosseo e altre aree turistiche di Roma dei deturpanti camion-bar facenti capo alla rete, assai lucrativa, gestita da una potente famiglia; la "bonifica" di Ostia, trasformata dallo strapotere di pochi in un laboratorio per saccheggi d'ogni tipo: son tutte iniziative che hanno sconvolto e sovvertito rendite di posizione personali o di categoria o di clan consolidate da anni.
LA CHIUSURA del traffico nella zona dei Fori imperiali e del Tridente ha scatenato furibonde proteste da parte dei commercianti e residenti locali, autoproclamatisi avanguardie del movimento anti-Marino. Allo stesso modo si sono sentiti declassati, sul piano di privilegi corporativi stratificati da sempre, i Vigili urbani costretti a "turnare", per la prima volta nello loro storia, all'unico scopo di prevenire spiacevoli situazioni opache.
Così come ha subito un duro, inaspettato colpo la suscettibilità dei macchinisti Atac che devono "strisciare" il badge all'ingresso e all'uscita, prassi che altrove è semplicemente normale.
Per non parlare della speciale suscettibilità degli ex dipendenti Atac, quelli che erano stati generosamente assunti per chiamata clientelare diretta quando governava Alemanno. Micidiale, per diverse ditte abituate ad ottenere con facilità sospetta appalti pubblici, è stato il cambiamento delle regole operato da Marino, intervenuto anche su funzionari amministrativi compiacenti prima intoccabili.
Aria nuova pure sul versante Ama, con l'allontanamento di un personaggio di notevole spessore amministrativo, poi arrestato in "Mafia Capitale".
Intorno al muro del pianto anti-Marino troviamo poi i costruttori furiosi per la cancellazione delle prospettive di urbanizzazione dell'Agro romano per 20 milioni di metri cubi. Furiosi come gli inquilini degli alloggi comunali prima occupati a prezzi stracciati, poi individuati e messi in vendita. Per concludere con gli esponenti della Curia, risentiti per la decisione di Marino di inserire le coppie gay nel registro delle unioni civili.
Intendiamoci non credo ad una alleanza di forze fra loro troppo disomogenee per ordire insieme un complotto. Credo però in una convergenza di interessi che ha creato contro il sindaco un clima mefitico di odio politico incomprensibile, alla luce di un bilancio che tenga obiettivamente conto anche delle non poche cose "giuste" che egli ha saputo fare e avviare. Con sullo sfondo strani ristoratori dediti alla "schedatura" dei clienti. Magari (stranezza per stranezza, vai a sapere) indispettiti per l'oltraggio di qualche lamentela di Marino per la pasta scotta...
Gian Carlo Caselli
(Il Fatto Quotidiano 16 ottobre)
