Se il corpo diventa un bene rifugio, la salute si trasforma in un bond, a metà tra l'obbligo e l'obbligazione. Un parametro per fissare il rating di una persona. Il suo valore di mercato. E' il segno di una finanziarizzazione della vita, che rende sempre più evidente la convertibilità economica del bios. «La salute è il nostro capitale più grande» recita la pubblicità di una marca di integratori alimentari, che dice anche come fare per salvaguardare il nostro tesoretto psicofisico. E possibilmente farlo rendere al massimo, trasformandolo in benessere, profitti, utilities e commodities. I sintomi di questa nuova biopolitica del benessere sono tanti. La passione-ossessione del fitness, la domanda salutistica crescente, la corsa alle diete ringiovanenti, ai prodotti dimagranti, ai placebo antiossidanti. E la ricerca di elisir miracolosi che assicurano tassi di longevità crescenti. I soli che consentano l'ammortamento della spesa, la duration del titolo e il mantenimento della sua quotazione. Per assicurarci, direbbe Moody's, una vita di classe Aaa. Cioè con livello minimo di rischio.
E' anche per questo che siamo scivolati, senza rendercene conto, nell'era di Homo dieteticus, figlio spaventato di Homo economicus. Questo scommetteva sul futuro, sull'investimento e sul miglioramento, di sé e dei suoi. Mentre l'uomo contemporaneo, visto che del doman non v'è certezza, punta tutto sul suo presente, sulla sua efficienza lavorativa, sulla performatività. Più o meno come i braccianti di una volta, la cui sopravvivenza quotidiana era affidata alla sola forza delle mani. Siamo cottimisti pessimisti. Che fanno del corpo sano il loro capitale immunitario.
Marino Niola
(Il Venerdì 2 ottobre)
E' anche per questo che siamo scivolati, senza rendercene conto, nell'era di Homo dieteticus, figlio spaventato di Homo economicus. Questo scommetteva sul futuro, sull'investimento e sul miglioramento, di sé e dei suoi. Mentre l'uomo contemporaneo, visto che del doman non v'è certezza, punta tutto sul suo presente, sulla sua efficienza lavorativa, sulla performatività. Più o meno come i braccianti di una volta, la cui sopravvivenza quotidiana era affidata alla sola forza delle mani. Siamo cottimisti pessimisti. Che fanno del corpo sano il loro capitale immunitario.
Marino Niola
(Il Venerdì 2 ottobre)