ROMA - Meno undici. Il conto alla rovescia continua inesorabile verso l'irrevocabilità delle sue dimissioni, ma Ignazio Marino non ha affatto l'aria di uno che sta per lasciare il Campidoglio.
Arriviamo al dunque: confermerà le sue dimissioni o no?
«La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del Pd e di Sel, e al ballottaggio con il 64 per cento».
Vuol dire che resterà?
«Io sto facendo delle verifiche, incontrando i consiglieri. Voglio ascoltare le opinioni degli eletti del popolo».
E la città, cosa crede che pensino i romani di lei?
«La città ha capito che con me sono stati cacciati i criminali che erano qua dentro. Le persone che incontro per strada mi chiedono di non interrompere questa esperienza».
Una richiesta che lei è fortemente tentato di accogliere, mi pare...
«Io sono un nativo del Partito democratico. E penso che questa sia una crisi politica, che vada riportata dentro i confini della politica. E' una questione che deve essere valutata dal Pd. Questa è la sfida della mia vita, e io voglio vincerla. Ma tocca agli eletti dal popolo, alla mia maggioranza, dirmi se questa esperienza deve proseguire o deve essere interrotta. Questa è la democrazia».
Matteo Renzi ha detto che si è rotto il suo rapporto con la città.
«Io ho grande rispetto per chi, come Renzi, sta cercando di cambiare questo Paese. Però mi permetto di dire che non capita tutti i giorni che 50 mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare».
Gira la voce di una giunta d'emergenza che gestisca solo il Giubileo.
«Sciocchezze. Come sono sciocchezze i presunti retroscena di promesse di poltrone».
Se si tornasse al voto, è ipotizzabile una ricandidatura di Ignazio Marino?
«Se si faranno le primarie nel Pd, è possibile che ci sia anch'io».
Fabio Tonacci
(Repubblica 23 ottobre)
Arriviamo al dunque: confermerà le sue dimissioni o no?
«La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del Pd e di Sel, e al ballottaggio con il 64 per cento».
Vuol dire che resterà?
«Io sto facendo delle verifiche, incontrando i consiglieri. Voglio ascoltare le opinioni degli eletti del popolo».
E la città, cosa crede che pensino i romani di lei?
«La città ha capito che con me sono stati cacciati i criminali che erano qua dentro. Le persone che incontro per strada mi chiedono di non interrompere questa esperienza».
Una richiesta che lei è fortemente tentato di accogliere, mi pare...
«Io sono un nativo del Partito democratico. E penso che questa sia una crisi politica, che vada riportata dentro i confini della politica. E' una questione che deve essere valutata dal Pd. Questa è la sfida della mia vita, e io voglio vincerla. Ma tocca agli eletti dal popolo, alla mia maggioranza, dirmi se questa esperienza deve proseguire o deve essere interrotta. Questa è la democrazia».
Matteo Renzi ha detto che si è rotto il suo rapporto con la città.
«Io ho grande rispetto per chi, come Renzi, sta cercando di cambiare questo Paese. Però mi permetto di dire che non capita tutti i giorni che 50 mila persone firmino una petizione per chiedere al sindaco di restare».
Gira la voce di una giunta d'emergenza che gestisca solo il Giubileo.
«Sciocchezze. Come sono sciocchezze i presunti retroscena di promesse di poltrone».
Se si tornasse al voto, è ipotizzabile una ricandidatura di Ignazio Marino?
«Se si faranno le primarie nel Pd, è possibile che ci sia anch'io».
Fabio Tonacci
(Repubblica 23 ottobre)