LUCA cap. 4, v31-36 e 41 / 6, v17-19 / 8, v1-3 e 26-27 / 9, v 38-40 / 11, v14 / 13, v10-13
In tutti questi brani del vangelo di Luca si legge che Gesù incontra persone "possedute da spiriti maligni".
In altri passi si parla di malattie tipo lebbra, paralisi, storpiature, qui invece troviamo persone con delle malattie non ben definite, persone con dei comportamenti strani: l’uomo nella sinagoga che si mette ad urlare, "l’indemoniato di Gerasa" che non portava vestiti e viveva tra le tombe, il ragazzo con le convulsioni, l’uomo reso muto, e la donna ricurva che non poteva in nessun modo stare dritta, e in più in generale, il capitolo 6, 17 ci dice : "anche quelli che erano tormentati dagli spiriti maligni venivano guariti". Molti disturbi che oggi vengono classificati come psicologici al tempo di Gesù venivano attribuiti al demonio (considerato fonte di tutti i mali). Vediamo comunque che Gesù affronta egregiamente questo tipo di realtà.
Dio gli ha dato la forza e la possibilità di fare dei gesti verso queste persone.
Egli è dotato di una sensibilità tale da capire cosa succede alle persone in certe circostanze. Egli sa vedere cosa si nasconde dietro a quei comportamenti strani. Gesù sa di cosa possono essere vittime tutte quelle persone. Intanto anche lui nel deserto ha subito le "tentazioni di satana" e ha dovuto fare i conti con dubbi e tentazioni, e il fatto di aver "resistito" a quelle tentazioni, scegliendo di stare dalla parte di Dio, fa si che lui possa "scacciare i demoni" parlando con convinzione e autorità.
Al contrario dei suoi discepoli che non erano riusciti a scacciare lo "spirito maligno" dal ragazzo che aveva le convulsioni, Gesù agisce con autorità, gridandogli contro. Gesù sa che per riuscire a contrastare certi "spiriti maligni" cioè, sofferenza e angoscia, a volte bisogna gridare molto forte, perché le persone perse nel loro mondo, a volte fanno fatica a concentrarsi e a percepire la possibilità di un cambiamento.
E con la sua sensibilità, Gesù poteva intuire che, se un uomo era reso muto da uno "spirito maligno", era forse perché quell’uomo aveva rinunciato a parlare pensando che fosse inutile, dal momento che nessuno lo stava ad ascoltare, ma nel momento in cui avesse trovato qualcuno disposto ad ascoltarlo poteva forse tornare a parlare. Poi Gesù vide la donna che lo "spirito maligno" teneva ricurva, "la vide e la chiamò" e posò le mani su di lei, e forse il contatto con quelle mani, quel gesto di affetto ha fatto si che lei potesse finalmente alzare la testa, drizzare la schiena, sollevarsi e liberarsi da chissà quali pesi e pensieri che la tenevano curva e schiacciata su se stessa.
E "all’indemoniato di Gerasa" che diceva di chiamarsi "moltitudine" Gesù chiese quale fosse il suo nome così che quell’uomo prendesse contatto con se stesso e tornasse ad avere un nome, una personalità, e non essere in balia delle molte voci che parlavano al posto suo, voci interiorizzate che prendevano il sopravvento e non lasciavano spazio alla sua persona.
Per ritornare poi all’uomo della sinagoga che infastidito dalla presenza di Gesù si mette a gridare "cosa vuoi da noi" "sei venuto a rovinarci?" Ecco, forse la presenza di Gesù era una minaccia per lui e per gli altri della sinagoga.
Come se il "Santo mandato da Dio" che insegnava, che stupiva e meravigliava la gente, fosse portatore di scompiglio anche dentro la sinagoga. Ma Gesù non si lascia intimidire da quest’uomo che non sembra libero di ascoltare il suo messaggio, che sembra spaventato, sulla difensiva, e per contrastare quell’atteggiamento Gesù parla ancora più convinto e con autorità e "ordina severamente allo spirito maligno" "Taci, esci da quest’uomo", come se dicesse all’uomo: smettila di parlare a vanvera, torna in te stesso ed invece di vedermi come una minaccia cerca di capire ciò che sto insegnando.
E’ bello sapere che tutte queste persone tormentate da "spiriti maligni" (paure, insicurezze, sensi di colpa, rabbia, voci interiorizzate, atteggiamenti idealizzati ecc) abbiano trovato con Gesù la fine delle loro angosce e l’inizio di una nuova vita vissuta in prima persona ed in libertà, come deve essere stato per Maria di Magdala, che dopo che Gesù le aveva "scacciato sette demoni", aveva sperimentato una tale libertà da mettersi al seguito di Gesù che, per una donna di quel tempo, era un grande segno di libertà ed emancipazione.
Ines Rosso