Maurizio Bettini documenta su Repubblica del 23 settembre, in una interessante rassegna sulle religioni, il fatto che in talune esperienze religiose non solo antiche si può ridere degli dei.
Quando poi arriva ai monoteismi cade nei soliti luoghi comuni e scrive parole che ad uno studioso della letteratura ebraica e cristiana sembrano illeggibili.
Le riporto perché il lettore si renda conto di quanti stereotipi, di quanti luoghi comuni, di quante banalità siano piene le opere di chi si addentra in "mondi religiosi" come l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam attraverso gli occhiali del "singolare". Questi "mondi" così riassunti, vengono travisati totalmente negandone la pluralità dei volti e delle esperienze.
Ecco il testo:
"A questo punto non ci resta che concludere con un breve parallelo fra il modo in cui gli antichi hanno rappresentato i loro dèi e quello in cui le religioni dette monoteistiche si rappresentano invece la propria divinità. Lasciamo da parte il cristianesimo, che si è costruito sul racconto di un Dio che si è fatto uomo per essere ucciso e così redimere i peccati del mondo: una religione come questa, che si fonda sulla passione e la morte del figlio di Dio, si oppone costituzionalmente alla possibilità di ridere. Quanto al Dio ebraico e islamico - ma questo vale anche per colui che i Cristiani chiamano " Dio Padre - a differenza delle divinità antiche questa non solo è unica, ma è soprattutto lontana: è un dio che, in quanto costituisce l'origine di tutto ciò che esiste, ed è egli stesso il Tutto - increato ed eterno, infinito, assoluto - per lo stesso motivo è anche remoto, inafferrabile negli spazi siderali che costituiscono solo una particella della sua immensità. Con Lui non si interagisce offrendogli doni concreti, ma gli si rivolgono solo offerte metaforiche e spirituali. Di lui non esistono immagini, la sua è una presenza tanto totale quanto astratta, anzi, astratta proprio perché totale. L'unica relazione che con lui si può avere è di totale sottomissione, di piena accettazione ai suoi voleri, l'esecuzione della sua volontà in un progetto che è addirittura cosmico e, come tale, va ben oltre ciò che riguarda la minima presenza dei singoli uomini. Come si potrebbe ridere di una divinità come questa?"
Se c'è un "Dio contrariato" con la creazione è proprio quello dei due Testamenti. Si pensi al riso di Sara davanti al messaggero di Dio, ai Salmi, a Giobbe, a Qohelet, alla letteratura midrashica, all'Esodo...
Il Dio stellarmente irraggiungibile? Si pensi al "santuario" del Levitico, del cammino del popolo nel deserto, a Geremia, a Rut...
Ormai tutti parlano di tutto e la moda di far passare l'ebraismo attraverso il proprio imbuto culturale è molto diffusa. Basterebbe qualche studio, qualche lettura un po' seria per uscire da queste prigioni presentate come cultura. In Italia esiste una letteratura di prima qualità sull'ebraismo su cui documentarsi.
Franco Barbero