domenica 25 ottobre 2015

“Ragazzi fuori controllo: due prof su tre non partono”

ROMA - «Un sondaggio di skuola.net dice che un insegnante su tre si rifiuta di portare gli studenti in gita? La mia esperienza dice, invece, che sono almeno due su tre quelli che declinano. In molte scuole la gita di classe non si fa proprio, e non c'è da sorprendersi».
Micaela Ricciardi dirige un liceo di riferimento a Roma, il Giulio Cesare. Crede nei viaggi d'istruzione, ma spiega: «Gli insegnanti italiani sono stanchi, non più giovani, non ricevono nulla per le gite scolastiche quando dieci anni fa esisteva una diaria. In un viaggio portano sulle loro spalle responsabilità enormi».
Quali?
«La situazione è paradossale: i docenti dovrebbero controllare i ragazzi anche la notte. Invece di dormire, per poter illustrare con lucidità il giorno dopo un museo agli studenti, un insegnante alle tre del mattino dovrebbe bussare a ogni porta per vedere se gli alunni sono in stanza e in condizioni decenti. Poi, va detto, quando si va in gita la fatica è tripla».
In quei giorni i ragazzi danno il meglio.
«Sì, durante un viaggio sono specialmente indisciplinati. È giusto che un adolescente trasgredisca, ma la mancanza di educazione degli alunni sta diventando fuori controllo. Nel tempo è venuto meno quel codice condiviso di civiltà: non tradisco il professore che rischia per me portandomi in gita. Oggi sono caduti i limiti».
Un esempio?
«Se il prof diceva "niente alcol", la bottiglia non veniva fuori. Lo studente sapeva che era giusto, e prudente per lui. È saltato tutto. I ragazzi, da sempre protesi verso l'onnipotenza, oggi sono convinti di esserlo sul serio, d'altronde passano gran parte della loro vita in un mondo virtuale. Non solo non hanno il senso del limite, non hanno proprio il senso della realtà. Se vengono arrestati in Germania perché hanno rubato al supermercato, poi cadono dal pero: "Ma era solo uno scherzo"».
E allora chi continua ad accompagnare in gita gli studenti?
«I professori che hanno alle spalle una tradizione di viaggi sicuri o una vocazione enorme per il loro mestiere oppure quelli un po' incoscienti. Se succede qualcosa dovranno subire uno shock indelebile e affrontare contenziosi per dieci anni a venire».
Corrado Zunino

(Repubblica 16 ottobre)