Mi rivolgo a preti e lettori -lettrici che svolgono il loro servizio durante una celebrazione comunitaria.
Lo riprendo come lo scrissi, inascoltato, almeno 40 anni fa. Ma non demordo.
Se dopo una lettura biblica, il lettore nell'assemblea liturgica chiude esclamando:
"Parola di Dio", commette un errore gravissimo. Infatti la Bibbia è una testimonianza di fede di coloro che l'hanno scritta, riscritta e redatta.
Dire che la Bibbia è immediatamente parola di Dio significa dimenticare che Dio non ha una bocca per parlare. La sua volontà si manifesta a noi attraverso la mediazione del linguaggio umano.
Usiamo quindi delle metafore e dobbiamo leggerle come metafore.
Quando diciamo che siamo nelle mani di Dio, intendiamo dire che ci affidiamo a Lui, ben sapendo che Dio non ha mani e non è una persona come sono io o come siamo noi. L'uso delle metafore e delle immagini ci è necessario e prezioso, ma è deviante e catastrofico leggerle in modo letterale.
Perciò si deve concludere una lettura biblica dicendo: "testimonianza del Vangelo di Luca", "Dalla Lettera di Paolo ai...", "dal libro dell'Esodo"....
Questa precisazione è necessaria: tanto più che nella Bibbia si leggono violenze, azioni turpi, incitamenti allo sterminio.... che, messi sul conto di Dio, fanno orrore e dipingono un Dio terrorista e dittatore.
Tali testi sono il segno della contraddizione con cui gli autori dei due Testamenti ci parlano di Dio.
L'uso dei metodi storici e critici ci ha da tempo illuminati al riguardo: la Bibbia vuole
testimoniarci un messaggio complessivo, ma pretendere di estrarre dai libri biblici la telefonata di Dio è una tragica illusione.
Il cammino della interpretazione è ineludibile.
don Franco Barbero