La campagna contro il gender
combatte contro un nemico che non esiste. Valorizziamo la ricchezza
della differenza sessuale e nelle scuole educhiamo ad accettare
serenamente le diversità.
Il
fantasma
Un
fantasma si aggira nelle nostre parrocchie e nelle nostre scuole, è
quello del gender
(oppure della teoria del gender,
dell’ideologia del gender
o espressioni simili). Si aggira e crea ansie, preoccupazioni e
problemi, soprattutto nelle persone semplici. Il fantasma usa parole
semplificate e slogan tipo:
“attenzione!
la differenza sessuale tra maschio e femmina nel percorso inevitabile
del progresso, nell’avanzare della civiltà finisce con l’essere
ridotta e poi cancellata”.
Il fantasma, sarebbe promosso – si dice- da una specie di
complotto, supportato da molto denaro e da grandi media, e
organizzato da una lobby che fa capo al circuito degli omosessuali,
genericamente intesi. Il complotto cercherebbe di penetrare nelle
scuole di ogni ordine e grado, a partire da quelle dell’infanzia
per portarvi lentamente un vero e proprio pensiero unico per quanto
riguarda il rapporto tra i sessi. Nelle formulazioni più elaborate,
secondo i suoi detrattori, esso mirerebbe a distruggere la famiglia,
a lasciare l’uomo nella sua solitudine di consumatore e di suddito
di fronte alla prepotenza del potere economico.
Insomma
la propria identità la si costruisce, il sesso viene scelto, la
percezione del proprio genere prescinde dal sesso biologico, la
realtà e il valore delle differenze sessuali viene negato. Questo
fantasma, così presentato con poche analisi e ragionamenti, suscita,
in modo comprensibile, emozioni su un terreno molto sensibile, quello
del rapporto con i figli e della famiglia considerata da molti come
qualcosa –forse l’unica- che “tiene” nel contesto della
crisi economica. “Vogliamo
una famiglia con mamma e papà e i bimbi al centro protetti nella
loro innocenza che il gender si ripromette di traviare”:
sono parole di Massimo Gandolfini , presidente del Comitato
“Difendiamo i nostri figli” e leader nazionale di tutta la
campagna sul gender.
Prospettiva
di genere, non gender
In
realtà quanti si sono occupati seriamente degli “studi di genere”
sanno che essi hanno forme e teorie diverse tra loro, che non ha
senso parlarne in modo univoco, indistinto e caricaturale come se
fossero una cosa sola e che esistono riflessioni teologiche,
elaborate anche nell’ambito della teologia femminista,
che ne propongono un’assunzione critica che può essere positiva
per l’antropologia cristiana. E’ appunto quello che facciamo noi
quando parliamo di “prospettiva
di genere” che è il
rapporto tra la differenza sessuale e il contesto sociale e culturale
con cui essa si confronta.
Il
movimento delle donne poi, che ha avuto tra i suoi riferimenti
l’elaborazione della “teoria della differenza sessuale”, ha
affrontato da tempo il ruolo che ha la società nelle relazioni
uomo-uomo-donna-donna e nella formazione delle famiglie. In tali
approfondimenti la questione di genere e gli studi sul genere sono
ben differenti dalla teoria gender,
come sopra detta, da cui anzi prendono ampiamente le distanze. Essi
muovono una forte critica alla definizione tradizionale dei ruoli
attribuiti ai due sessi. Ciò ha significato per le donne la
relegazione alla subalternità, alla funzione passiva nella famiglia,
alla inferiorità giuridica e sociale e alla generalizzata
discriminazione, mentre per gli uomini ha significato un ruolo
forte, possessivo e di superiorità, anche di violenza. L’intrecciare
l’uguaglianza per quanto riguarda i diritti, le pari opportunità e
la uguale rappresentatività dei due sessi nella sfera pubblica e
privata, con la valorizzazione delle differenze è quindi un
obiettivo da perseguire. Ciò significa non relegare i due generi
sessuati in ruoli prestabiliti ma salvaguardare le loro differenze.
L’educazione al superamento dei ruoli e la formazione delle diverse
personalità nella libertà d’espressione è la modalità con cui
educare le bambine ed i bambini fin dalla prima età. L’assunzione
di una prospettiva di genere, nel senso che abbiamo detto, in ogni
contesto della vita famigliare e sociale può consentire a ciascun
soggetto di sviluppare a pieno la propria personalità e anche, di
conseguenza la possibilità della migliore espressione della
sessualità, etero od omo.
Natura
immutabile
Purtroppo
però la proposta di assumere “una
prospettiva di genere”,
se non capita e presentata in modo grottesco, suscita subito una
reazione immediata e contraria che radicalizza tutto e blocca in
partenza ogni riflessione pacata su problemi veri. Si sostiene allora
che esisterebbe- anzi che esiste- un ordine trascendente, presociale,
immutabile, non negoziabile, di segno del tutto opposto a quello del
gender, come
sopra inteso e che pensa solo al matrimonio ordinato alla
procreazione. Questa opinione ha alle spalle una cultura fondata
sulla gerarchizzazione delle differenze tra uomo e donna, sulla
diffidenza o l’esclusione nel confronto di tutto quanto sta al di
fuori del predeterminato binarismo sessuale, sulla presa di distanza
a priori nei confronti delle riflessioni del movimento femminista, a
favore del controllo solo naturale della fecondità e, alla fine,
sul mantenimento di una posizione di potere maschile nella società e
anche nella Chiesa.
Natura
e cultura
Questa
questione coinvolge grandi problemi che riguardano cosa intendiamo
oggi, come cristiani, per natura e per cultura e se sappiamo
considerare anche la storia in questo percorso di riflessione. Sono
tematiche complesse, non possono essere banalizzate, semplificate, ci
dispiace che di esse non si riesca a parlare serenamente. Esse hanno
ripercussioni immediate sulla percezione che abbiamo del nostro
stesso essere come persone credenti, con i nostri vincoli affettivi e
famigliari, che vivono e agiscono nella comunità cristiana. E’
diverso ritenere che la Natura sia solamente qualcosa di immutabile,
da sempre perenne, creata da Dio, solo da capire e da rispettare, o
pensare invece che essa fa i conti col flusso del divenire nei secoli
e nel quotidiano, perché è parte dello scorrere della Creazione
nella sua ricca pluralità che si manifesta nella storia. Anche nel
pensiero cattolico ufficiale è acquisito che il discorso sulla
natura non può essere sviluppato senza tenere conto della cultura
(si legga il testo della Commissione Teologica Internazionale del
dicembre 2008 “Alla ricerca di un’etica universale: un nuovo
sguardo sulla legge naturale” leggibile su
<http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html#3.2.
Natura, persona e libertà>).
Il messaggio di verità
dell’Evangelo non discetta sulla Natura ma dice parole di verità
sulla misericordia, sulla fraternità e la sororità nei rapporti
umani di ogni tipo a partire da quelli tra i due sessi, nella vita e
nella Chiesa. Non ci sono più, allora, “sabati” pesanti da
osservare, criteri di esclusione nei confronti dei “diversi” a
causa della loro condizione che è anch’essa opera di Dio, oppure
attenzione solamente alla difesa della propria identità o della
propria (presunta) ortodossia. E’ certamente più difficile cercare
di capire i segni dei tempi che affermare certezze e trovare
antagonisti a cui contrapporre la propria verità. La posizione
dei cattolici “conciliari” sui segni del divenire ha -ci sembra-
in questo momento due punti fermi: la differenza tra uomo e donna è
una realtà ed una ricchezza da ribadire a piena voce contro ogni
mistificazione da qualsiasi parte provenga; contemporaneamente
l’assunzione della “prospettiva di genere” - per come noi la
intendiamo- esprime il carattere variabile delle esperienze e della
relazioni tra i sessi che, soprattutto in questo momento storico,
significa il superamento delle logiche patriarcali nel rapporto
uomo/donna e l’accettazione delle diversità, nelle loro
multiformi manifestazioni, in particolare di quelle conseguenti
all’esistenza di fratelli e di sorelle di tendenza omosessuale.
Chi
sostiene che il patrimonio genetico e l’anatomia fanno i conti con
l’educazione, i simboli, le ideologie, il linguaggio, le credenze e
soprattutto il contesto sociale ed economico, non sta organizzando
alcun complotto. In questo “fare i conti” con la realtà ogni
cristiano dovrebbe cercare di acquisire quanto di più evangelico vi
si può cogliere. La ricchezza della pratica e della riflessione
femminile, sia interna che esterna alla Chiesa, costituisce l’esempio
-ci sembra- di un apporto creativo e positivo in quella che abbiamo
detto essere la “prospettiva di genere”.
La
Chiesa è ferma
La
Chiesa dovrebbe arricchirsi riflettendo su queste tematiche. Per
esempio, potrebbe prendere atto che “i documenti conciliari non si
soffermano a definire la specificità femminile; nella Gaudium
et Spes il soggetto
umano è presentato in modo apparentemente neutro; rari sono gli
accenni a questioni che riguardano il genere sul piano della pratica
ecclesiale e della visione di Chiesa” (Serena Noceti). Anche i
testi conciliari risentono di come ogni teoria antropologica
occidentale sia nata e si sia sviluppata intorno a un “maschile”
universalizzato e dichiarato neutro. Il Concilio fu tenuto in un
periodo in cui la riflessione a partire dal femminile era ben più
scarsa di adesso.
Proprio
perché bisogna cogliere i segni dei tempi attendiamo dei passi in
avanti nella comprensione del genere. I vecchi modelli dei ruoli
maschili autoritari dovrebbero essere modificati più rapidamente,
quelli femminili dell’apparenza e della subalternità altrettanto,
i ruoli maschili e femminili dovrebbero essere meno separati, le
disuguaglianze, ancora molto evidenti, soprattutto nella struttura e
nella pastorale della Chiesa, eliminate. Siamo ancora al punto di
partenza. Gli attuali ruoli sono rigidi, quasi come lo erano nei
tempi preconciliari, pietrificati. Il popolo cristiano, salvo
importanti minoranze, è poco reattivo; sulle questioni di morale
sessuale scattano diffidenze e silenzi. La Gerarchia su queste
questioni è arretrata e intimorita oppure subisce la realtà degli
aspetti negativi della secolarizzazione senza avere idee o
iniziative. Ci sono purtroppo le condizioni perché la campagna
contro il preteso complotto gender
trovi il mondo cattolico italiano, nel suo complesso, abbastanza
impreparato, in particolare su ogni dimensione nuova delle relazioni
tra i sessi. E questa campagna, da tutte le notizie che abbiamo, è
contro i mulini a vento, cioè contro un avversario che è solo
immaginato ma non reale. Ma il futuro porterà inevitabilmente al
cambiamento. Vito Mancuso è convinto che la Chiesa cambierà,
comprendendo quanto ora non capisce su come il sesso è presente
nella società e nella storia e che sarà accettata “una pluralità
di amori umani” in una società e in una Chiesa capace di
accogliere tutti. E allora le attuali situazioni di “minoranza
sessuale” saranno veramente accolte come fatto naturale, su cui
la discussione è chiusa, come ora è chiusa la discussione sulla
democrazia politica e sulla libertà di coscienza che furono
demonizzate per troppo tempo.
Riassumendo,
ci sembra di poter dire che il complotto gender,
per come viene
presentato, non esiste affatto, che la differenza sessuale invece
esiste ed è importante, che la comprensione del genere, inteso come
abbiamo cercato di indicare in sintesi, è un reale arricchimento per
capire veramente le relazioni tra i sessi, il loro evolversi e il
loro miglioramento, ed infine che la Chiesa e il mondo cristiano
sono, in generale, in ritardo.
Come
nasce la campagna
La
campagna è in corso da quasi due anni ed ha solo alcune
caratteristiche di quelle precedenti (Family Day, referendum sulla
legge n.40). Gli strumenti sono: l’Avvenire in modo martellante e
con i suoi principali editorialisti, gli intellettuali di area
(appello del giugno scorso), un’area di parlamentari molto attiva,
molti siti Internet e un circuito di associazioni. Il casus
belli
per il decollo della campagna è stato, nell’aprile 2014, la
preparazione da parte dell’Istituto A.T.Beck (associazione di
psicologi e psicoterapeuti) di tre opuscoli –uno per ogni ordine
di scuola- dedicati agli insegnanti con lo scopo di attivare
interventi di educazione alla non discriminazione e contro il
bullismo omofobico nelle scuole mediante un piano triennale di
azioni pilota chiamato “Educare alla diversità nella scuola”
(vedi i testi su
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/04/08/news/tutti-i-libretti-dell-unar-sull-diversita-nella-scuola-1.160258).
Questi opuscoli avrebbero potuto essere utilizzati nelle scuole solo
se richiesti dai dirigenti scolastici. Erano quindi un sussidio solo
proposto senza che vi si fosse niente di obbligatorio. Gli
opuscoli sono stati violentemente accusati di essere diretta
espressione della lobby LGBT (lesbiche, gay,bisessuali,transessuali)
e quindi strumento principe del “complotto”.
L’iniziativa
degli opuscoli era partita dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio
Nazionale Antidiscriminazioni Razziali-UNAR all’interno del
Dipartimento delle Pari Opportunità), anche sulla base di input
provenienti dal Consiglio d’Europa. A quanto si capisce,
il Ministero della Pubblica Istruzione si è trovato scavalcato e,
all’inizio delle polemiche, ha subito bloccato la diffusione degli
opuscoli. In seguito nel settembre 2015, il Ministero, davanti
all’incalzare della campagna, ha dovuto diffondere una circolare
(n.1972 del 15-9) per assicurare che la nuova legge sulla “buona
scuola” non avvallava in alcun modo le iniziative paventate dalle
associazioni promotrici della campagna. La ministra Giannini su
queste iniziative è stata esplicita “Si tratta di una colossale
truffa ai danni della società”. Se si leggono i tre opuscoli ci
si rende conto facilmente che si tratta di validi e accurati
strumenti per una didattica di tipo sperimentale all’intermo della
realtà della scuola di oggi, dove episodi e comportamenti di
bullismo sono presenti e anche in crescita. Vi appare evidente lo
scopo di promuovere presso la generalità della popolazione
studentesca interventi di informazione e di formazione per quanto
riguarda il comportamento nei confronti dei ragazzi e delle ragazze
che manifestino tendenze omosessuali o che appaiano averle e che, nel
periodo scolastico, vivono il momento più delicato della presa di
coscienza della loro condizione.
La
campagna in corso
La
campagna sul gender
con le caratteristiche descritte è ora diffusa nelle nostre scuole
e coinvolge parrocchie e diocesi, anche se a macchia di leopardo ma
in alcune situazioni (per esempio Brescia e Verona) è presente in
modo ossessivo, organizza assemblee (per esempio oltre 200 a Brescia,
dove un arco di forze laiche e cattoliche ha reagito con un proprio
manifesto), stampa molto materiale propagandistico, affigge anche
manifesti. Molti gruppi hanno fatto propaganda sul territorio contro
il gender
con riferimento a situazioni assolutamente estranee ad esso, come
corsi di educazione affettiva e sessuale, od usando notizie infondate
e manipolate. Per esempio, la questione delle Linee guida
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in materia sono
state presentate come se volessero indurre i bambini
all’omosessualità e alla pratica della masturbazione attraverso
l’attività scolastica; cosa del tutto falsa (si legga in proposito
un’accurata disamina di questo testo e della manipolazione che ne
viene fatta su
:.
La
campagna è supportata in modo costante e incalzante dal Card. Angelo
Bagnasco, presidente della CEI, che non si è risparmiato in ogni sua
trimestrale prolusione agli incontri del Consiglio Episcopale
Permanente e in altre occasioni. “Il gender-
egli dice-pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare
un “transumano” in cui l’uomo appare come un nomade privo di
meta e a corto di identità” (23-3-2015). Il Presidente della CEI
non usa più l’espressione “valori non negoziabili” perché
essa non piace al Papa ma la sostanza è la stessa, quella di grande
asprezza verso la cultura “laica” e della difesa di principi
ritenuti immutabili. Gli incontri nelle parrocchie hanno quasi sempre
le caratteristiche di appassionati e demonizzanti concioni,
intolleranti e molto preordinati nei contenuti. Li conosciamo dal
vivo. Chi voglia leggere due cronache efficaci le trova su
www.noisiamochiesa.org/?p=4592.
Il vittimismo e la proposta di fare quadrato contro una “aggressione
esterna” sono altri elementi caratterizzanti questa campagna, che
si estende, cosa scontata, al contrasto nei confronti dei progetti di
legge Scalfarotto contro l’omofobia e Cirinnà sulle unioni civili.
Il
momento più visibile e clamoroso della campagna è stata la
manifestazione del 20 giugno scorso a piazza S. Giovanni a Roma
promossa da un cartello dal nome “Difendiamo i nostri figli”. La
grande partecipazione testimonia di quanto il gender,
così presentato, tocchi un’area di base del mondo cattolico,
sensibilissima ad ogni questione che riguardi l’educazione e la
famiglia, pronta a mobilitarsi anche su parole d’ordine che a noi
sembrano fuorvianti. Che dubbi od opinioni perplesse sul 20 giugno,
per i suoi contenuti ed i suoi metodi, ce ne fossero è
testimoniato dall’assenza di grandi associazioni (C.L., Azione
Cattolica, Rinnovamento dello Spirito, S.Egidio, ACLI, AGESCI,
Focolarini) tra i promotori della manifestazione. E’ stata una
iniziativa nata dal basso e in parte sfuggita di mano alla CEI,
soprattutto nel metodo. In piazza è stato criticato Mons. Nunzio
Galantino, segretario della CEI, per il suo poco “entusiasmo”, ma
il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia Mons. Paglia
ha scritto ai promotori auspicando “pieno successo”.
Dal
suo inizio, peraltro, tutta la campagna ha suscitato, sempre di più,
perplessità e critiche aperte da numerosi esponenti autorevoli
della riflessione teologica e culturale del mondo cattolico
(ricordiamo, tra gli altri, Christian Albini, Domenico Barillà,
Paola Gaiotti, Vito Mancuso, Serena Noceti, Alberto Pellai, Cristina
Simonelli, Selene Zorzi). I punti di vista che stiamo esponendo si
sono serviti anche di questi contributi. Su tutte queste questione è
nato il circuito “Educare alle differenze”, che riunisce docenti,
genitori ed esperti. Esso ha già organizzato due incontri nazionali
a Roma (settembre 2014 e 2015) con centinaia di partecipanti e di
adesioni da parte di gruppi ed associazioni. Hanno parlato di
positive esperienze presenti nelle nostre scuole che vanno in
direzione opposta alla campagna sul gender,
nei cui confronti c’è una polemica diretta e vivace. C’è anche
una polemica nei confronti del governo per lo scarso impegno concreto
nel fornire strumenti e incentivi nella didattica su questa
questione.
Papa
Francesco
Papa
Francesco è intervenuto poche volte sulla questione chiedendosi, per
esempio, se la cosiddetta teoria del gender
“non sia anche l’espressione di una frustrazione e di una
rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale, ma ciò è
il problema non è la soluzione”. Altre volte ha parlato di
possibile “colonizzazione ideologica” e di “sbaglio della mente
umana che crea tanta confusione”.
A noi sembra che il
papa abbia usato un linguaggio riguardante qualcosa che in realtà
egli non conosce a fondo, perlomeno per come essa si manifesta nel
nostro paese. Possiamo affermare questa sua non conoscenza anche
per quanto riguarda il pensiero “femminile” elaborato da molte
teologhe del nostro paese e fuori. Il papa, in questo caso, ci sembra
riprenda quanto detto da altri senza essere consapevole - come ha
scritto Vito Mancuso- che “aldilà di singoli episodi legati al
mondo dello spettacolo dove si fa di tutto per emergere, in realtà
nessuno nel mondo lgbt intende abolire il dato del maschile e del
femminile”. In questo modo però, tra le tante e fondamentali
parole che il papa dice per il rinnovamento della Chiesa, queste
vengono accuratamente selezionate ed usate per iniziative e per
mobilitazioni che sono ben diverse –ci sembra- dal senso generale
del nuovo corso di papa Francesco.
Riflettendo
sulla scuola
Quanto
abbiamo scritto ci sollecita a dire qualcosa sulla scuola,
soprattutto dell’infanzia e dell’adolescenza, per cercare di
essere propositivi sulle questioni che la campagna, comunque, ha
imposto alla discussione. I/le giovani e i/le giovanissimi/e, nel
loro crescere in questa società, si trovano di fronte a una
situazione ben diversa da quella statica della famiglia tradizionale
di una volta. Sulla realtà delle “famiglie” di oggi siamo
intervenuti spesso. Sulla realtà della situazione delle persone
omosessuali pure. Rimandiamo ai nostri convegni e ai nostri libri in
materia. In sintesi abbiamo detto che le nuove situazioni famigliari
e il nuovo modo di intendere i rapporti tra i sessi, etero od omo,
vanno conosciuti bene e capiti ma né pensando né dicendo che tutto,
comunque, va bene. Anzi va scritta una nuova etica molto critica nei
confronti del sesso come consumo, dell’uso del corpo della donna,
della scarsa attenzione all’educazione sessuale “buona”
nell’infanzia e nell’adolescenza e così via. Bisogna oggi
educare senza soffermarsi solo sulla ripetizione di moduli rigidi,
pure importanti (appunto la “famiglia”), bisogna puntare su
valori, che comportino diritti e doveri, sulle relazioni di affetto,
di solidarietà, di rispetto per le persone che vivono insieme,
sposate o non sposate, coppie omosessuali od eterosessuali, che fanno
crescere bambini e bambine, che sono aperte all’accoglienza, ai
bisognosi, e anche alla politica, nel senso migliore del termine.
I
genitori dovrebbero preoccuparsi di dare ai propri figli e alle
proprie figlie una educazione non individualista, aperta alla
socialità e alla non esclusione, a partire dai luoghi dove i ragazzi
e le ragazze vivono, nelle classi della scuola, nelle compagnie di
amici e di amiche, nei giochi, nello sport. Tutti noi dobbiamo essere
impegnati a contrastare ogni forma di facile permissivismo in campo
sessuale, senza stabilità negli affetti e nelle relazioni, non
accettando una cultura in cui tutto sia possibile, sperimentabile e
continuamente modificabile. Bisogna proporre e realizzare alleanze
educative tra genitori e insegnanti. Per fare questo ci vuole
pazienza e prudenza, il modo sbagliato è quello di bloccare tutto
con questa campagna sul gender,
o con iniziative simili, che creano muro contro muro anche tra
credenti di diversa formazione. Troppi genitori non sono preparati.
Nella scuola la pazienza e la perseveranza sono necessarie per
comprendere situazioni tanto diverse, nei confronti delle quali fare
crescere l’accettazione delle diversità. Per esempio, può essere
intempestivo o controproducente scrivere sui moduli amministrativi
della scuola “genitore A” e “genitore B”, ma è necessario
trovare i modi perché le famiglie non convenzionali facciano parte
della normalità della vita scolastica.
Piuttosto
bisognerebbe fare una campagna nei confronti dei pericoli che, da
qualche anno ormai, vengono dall’accesso alle nuove tecnologie
online. Esse permettono ai giovani e ai giovanissimi di avere una
iniziazione alle questioni del sesso e dell’affettività nel modo
peggiore possibile. Perché tutta la Chiesa non dovrebbe mobilitarsi
veramente in questa direzione piuttosto che in una campagna sul
gender
che genera ansie infondate, disperde energie e provoca polemiche
continue?
E
poi perché non si riduce l’attenzione su queste questioni, pure
molto importanti, per un maggiore impegno comune sui problemi posti
dalla crisi economica e sociale, che colpiscono da vicino soprattutto
le famiglie (occupazione, casa, reddito…)? Le provvidenze pubbliche
a favore della famiglia sono tra le più basse dell’Unione Europea
e ciò in un paese, come il nostro, che è governato da cattolici
ininterrottamente da settanta anni.
Una
campagna per il dialogo
Le
nostre speranze e il nostro appello è quello che si determini un
clima diverso per conoscere prima, capire e approfondire poi e infine
dialogare nelle nostre comunità, nelle nostre scuole. Cessi la
campagna sul gender,
si abbandonino i toni con cui viene condotta con accuse facili di
malafede, di secondi fini, di complotti e via di questo passo nei
confronti di chi non è d’accordo. Cresca nelle nostre scuole un
clima inclusivo e sereno che proponga una discussione comune e poi
collaborazione tra tutti (genitori, docenti, dirigenti scolastici,
psicologi, senza trascurare l’ascolto delle giovani generazioni
appena l’età lo consente). E’ possibile, è auspicabile pensare
ai bambini e alle bambine, ai giovani e alle giovani con la
preoccupazione e la tenerezza che, come leggiamo nel Vangelo, aveva
per loro Gesù.
Roma,
15 gennaio 2016 NOI
SIAMO CHIESA