domenica 17 gennaio 2016

VATICANO: ENTRA IN VIGORE ACCORDO CON LA PALESTINA


Da ieri è ufficiale. Vaticano e Palestina hanno fatto entrare in vigore lo storico trattato firmato lo scorso giugno con il quale, di fatto, la Santa Sede riconosce la Palestina come Stato e appoggia il disegno dei due Stati che vivono uno accanto all'altro «in pace e in sicurezza sulla base delle frontiere del 1967».
Il patto riguarda aspetti semplici ed essenziali dell'attività della Chiesa in Palestina, il sostegno quindi ad una risoluzione pacifica del conflitto e all'autodeterminazione del popolo palestinese: un intero capitolo è dedicato proprio alla libertà religiosa e di coscienza. A darne l'annuncio è stata ieri la sala stampa vaticana, che ha spiegato come «in riferimento al
Comprehensive Agreement between th Holy See and the State of Palestine, la Santa Sede e lo Stato di Palestina hanno notificato reciprocamente il compimento delle procedure richieste per la sua entrata in vigore, ai sensi dell'art. 30 del medesimo Accordo».
I colloqui tra le parti sono iniziati nel 2000 e negli ultimi mesi hanno visto, da parte vaticana, l'azione efficace di monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Era stato lui, nei mesi scorsi, a dire a L'Osservatore Romano che «come tutti gli accordi che la Santa Sede firma con diversi Stati, quello attuale ha lo scopo di favorire la vita e l'attività della Chiesa cattolica e il suo riconoscimento a livello giuridico anche per un suo più efficace servizio alla società». In particolare, «il testo ha un preambolo e un primo capitolo sui principi e le norme fondamentali che sono la cornice in cui si svolge la collaborazione tra le parti. In essi si esprime, per esempio, l'auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell'ambito della
Two- State Solution e delle risoluzioni della comunità internazionale, rinviando a un'intesa tra le parti. Segue un secondo importante capitolo sulla libertà religiosa e di coscienza, molto elaborato e dettagliato. Ci sono poi altri capitoli su diversi aspetti della vita e dell`attività della Chiesa nei Territori palestinesi: la sua libertà di azione, il suo personale e la sua giurisdizione, lo statuto personale, i luoghi di culto, l'attività sociale e caritativa, i mezzi di comunicazione sociale. Un capitolo è infine dedicato alle questioni fiscali e di proprietà». Già nl giugno scorso Israele aveva esprimesso il suo risentimento nei confronti della decisione della Santa Sede. Dal punto di vista delle autorità israeliane infatti, «Israele non può accettare le decisioni unilaterali contenute nell'accordo, che non prendono in considerazione gli interessi fondamentali di Israele e lo speciale status storico del popolo ebraico a Gerusalemme».
Mentre oggi è Giuseppe Laras, presidente dell'Assemblea rabbinica italiana e figura chiave del dialogo ebraico-cristiano, a dire a Repubblica che «in un contesto così delicato il riconoscimento da parte del Vaticano non aiuta a semplificare il problema. Non è facile ma forse una linea più prudente avrebbe aiutato di più».
(Paolo Rodari, Repubblica 3 gennaio)