lunedì 21 marzo 2016

I cyberbulli aumentano nelle scuole ma per i genitori sono “ragazzate”

Il pericolo corre sul web. Insulti, maldicenze, foto compromettenti ma anche vessazioni, minacce, quando non avvicinamenti da parte di adulti malintenzionati. Lo dice il Censis in una ricerca effettuata in collaborazione con la Polizia postale. I risultati sono preoccupanti. In metà delle scuole al centro della ricerca ci sono stati episodi di cyberbullismo, nel 10% di sexting (l'invio di foto o video sessualmente espliciti) e nel 3% di adescamento online. Nel 51% dei casi i presidi hanno presentato denunce. Pericoli reali per gli adolescenti: il 91% è iscritto ad almeno un social network, l'87% usa smartphone con connessione internet. A preoccupare e l'atteggiamento dei genitori che declassano i pericoli a ragazzate.
L'indagine sull'«Uso consapevole dei media digitali» è stata condotta attraverso questionari inviati nelle scuole ai quali hanno risposto 1.727 presidi delle medie e delle superiori. Il 77% di questi ritiene che internet sia l'ambiente dove avvengono più frequentemente i fenomeni di bullismo, più che nei luoghi di aggregazione dei giovani (47%), nel tragitto tra casa e scuola (35%) o all'interno della scuola stessa (24%). Evidentemente giova ai bulli la garanzia di poter colpire di nascosto. Per il 45% dei dirigenti il cyberbullismo ha riguardato non più del 5% dei loro studenti, ma per il 18% dei dirigenti scolastici, quindi quasi in una scuola su 5, il sexting vede coinvolto tra il 5 e il 30% dei ragazzi. L'esperienza «sul campo» dei dirigenti scolastici è la conferma di quanto rilevato recentemente dall'Istat, secondo il quale un ragazzo su due (il 52,7%) nell'ultimo anno è stato preso di mira almeno una volta dai bulli e il 9,1% ha subito atti di bullismo con cadenza settimanale.
Chi sono i cyberbulli? Per il 70% dei presidi sono indifferentemente maschi o femmine, per il 19% invece sono in prevalenza ragazze e per l'11% soprattutto ragazzi. Secondo il 78% dei presidi i cyberbulli tendono a colpire i ragazzi psicologicamente più deboli. L'81% ha risposto che però i genitori tendono a minimizzare il problema, ritenendolo il bullismo digitale poco più che uno scherzo tra ragazzi, il 20% ha percepito una vera e propria difficoltà da parte delle famiglie a capire esattamente cosa fosse successo.
Il 39% delle scuole ha già attuato azioni specifiche contro il cyberbullismo previste dalle linee di orientamento del ministero dell'Istruzione e il 63% intende farlo nel corso di questo anno. Ma nel 36% degli istituti la partecipazione non va oltre la metà dei genitori e nel 59% dei casi solo pochi si presentano. Di questo aspetto ha parlato il direttore della Polizia postale, Roberto Di Legami: «I sondaggi confermano l'importanza degli effetti della prevenzione nelle aule, ma il sistema scolastico ha grande difficoltà a dare continuità all'azione di prevenzione ed educazione. All'intervento episodico segue di rado una riflessione più stabile nelle classi, mediata dagli adulti significativi, in primis genitori ed insegnanti».
«L'indagine di Censis e Polizia postale - ha concluso Roberto Sgalla, direttore delle Specialità della Polizia - è utile anche ad aumentare la capacità della Polizia di progettare azioni e proporre modelli operativi di gestione del rischio cyberbullismo».  
Stefano Pezzini

(La Stampa 11 marzo)