domenica 20 marzo 2016

La campagna d'Africa

La Costa d'Avorio è terreno fertile per i jihadisti. La penetrazione è favorita dall'instabilità degli ultimi decenni dell'ex-colonia francese, sfociata in guerra civile. Prima ancora che la divisione tra cristiani e musulmani sono state le fratture etniche e le concezioni personalistiche del potere a mandare in fibrillazione il paese. L'etnicismo coniugato con la xenofobia, imperniato su un concetto di "ivorianità" che classificava la popolazione in ivoriani "puri', di "sangue misto", "impuri", mirato a stabilire l'accesso al potere a seconda delle origini, ha provocato forti tensioni. Ancorato prima alla distinzione tra cristiani e musulmani e poi a quella tribale, l'ivorianità è diventato il criterio con cui si metteva ai margini la popolazione di origine straniera, per due terzi musulmana: molti sono, infatti, gli abitanti di origine maliana, burkinabè, mauritana, nigeriana, siro-libanese. Un clima che ha fatto da sostrato alla guerra civile. Il resto lo ha fatto il disegno dei gruppi qaedisti che nell'Africa segnata da corruzione e tribalismo, oltre che da un ritrovato protagonismo francese nell'area dipinto come neocoloniale, vedono il volano per la loro espansione.
Renzo Guolo

(La Repubblica 15 marzo)