Il movimento protestante "Nessun altro Evangelo" di stretta osservanza ortodossa mosse l'accusa di eresia al teologo Ernest Kasemann che rispose con una indagine polemica sul nuovo Testamento nell'anno 1968 da Tubinga. Nel 1972 l'editrice Claudiana di Torino lo tradusse con il titolo
"Appello alla libertà".
Ricordo che lessi immediatamente quel libro che mi sembrò un efficace stimolo a cacciarmi sempre di più nell'avventura della ricerca teologica e nello stesso tempo nell''impegno politico e culturale del mondo di allora.
Mi sembrò impossibile che un teologo di tale competenza e di tale livello morale potesse essere accusato di eresia. Purtroppo capitava allora e capita oggi. Quando si separa nella teologia e nella lettura biblica ciò che è necessario alla fede dal contingente delle dottrine, quando si sceglie il messaggio essenziale e si critica ciò che è marginale, si diventa soggetti pericolosi. Ovviamente la ricerca è un metodo rischioso come è rischiosa è la vita.
Da Kasemann, in questo suo scritto mite e stimolante, ho imparato che o mi tappo in casa mia a recitare la sfilza dei miei dogmi oppure scendo nell'agone della ricerca che è la necessaria strada che Gesù percorse nei villaggi.
Il bivio è qui: ripetere certezze rassicuranti per quanto insignificanti oppure entrare nella mischia di coloro che cercano una presenza di Dio per il nostro oggi. E' impossibile percorrere sentieri nuovi senza essere punti da qualche spina o compiere qualche passo sbagliato.
Franco Barbero