Luca cap. 21, 1-4
Gesù
osserva le persone che entrano nel Tempio e gettano del denaro nella
cassetta delle offerte e nota che tra queste persone, perlopiù
ricchi benestanti, c’e una povera vedova che dà in offerta due
monetine di rame.
Gesù “vede”
il gesto di questa donna. Un piccolo gesto che non sfugge al sguardo
attento di Gesù.
Per
capire l’importanza di quel gesto bisogna immaginarsi come vivevano
le vedove al tempo di Gesù. Alla morte del marito si ritrovavano
senza un reddito, e non avendo altre forme di sostegno, finivano ai
margini della società in condizione di povertà, e in più c’era
il rischio che qualcuno approfittasse anche della loro situazione di
isolamento per depredarle ulteriormente.
Questo trova conferma nel
brano precedente di Luca al cap.20, in cui Gesù mette in guardia i
discepoli dicendo : “state
attenti ai maestri della legge che fanno lunghe preghiere e intanto
cercano di portare via alle vedove tutto quello che hanno”. Le
vedove finivano per vivere alla giornata mendicando o facendo le
prostitute. E se questa vedova mette nella cassetta due monetine,
cioè “tutto
quanto aveva per vivere”,
viene da pensare che anche lei vivesse in quel modo.
Questo
breve racconto esalta il gesto della vedova che nella sua povertà è
capace di generosità donando tutto ciò che ha, un gesto naturale e
spontaneo, un gesto di umanità dentro la povertà che Gesù coglie
e porta come esempio di vero amore verso Dio.
Forse l’esperienza della povertà cambia le
prospettive : si dà tutto quando non si ha niente a cui attaccarsi,
niente da difendere e non si può far altro che mettersi nelle mani
di Dio.
Inoltre, questa
donna sa di dover contare lei stessa sulla generosità degli altri
per campare ogni giorno, perciò “dare
tutto”
diventa per lei una gesto scontato e naturale.
Nel
testo, il gesto della donna viene portato come esempio, ma non come
un modello di comportamento in generale. Non sembra possano valere
modelli universali di fronte a Dio. Ognuno nel corso della vita trova
un modo proprio di dare. E il dare può avere per ognuno un
significato diverso o un valore diverso, si può dare qualcosa di
materiale ma anche del tempo, un gesto di affetto, si può dare
ascolto, una parola gentile, ma credo che il “dare
tutto”,
ricondotto nelle nostra realtà possa rappresentare uno slancio
spontaneo di generosità, come si dice “senza se..e senza ma..e
senza però..”
Io credo che non possa rappresentare nemmeno un
atto morale legato al senso del dovere, ma un atto di scambio
reciproco, nella piena consapevolezza di avere a nostra volta bisogno
delle “offerte”
altrui. Visto in quest’ ottica diventa un atto liberante che
gratifica e dà gioia.
Ines Rosso