martedì 22 marzo 2016

PREDICAZIONE DI DOMENICA 20 MARZO IN COMUNITA'

Luca cap. 21, 1-4
Gesù osserva le persone che entrano nel Tempio e gettano del denaro nella cassetta delle offerte e nota che tra queste persone, perlopiù ricchi benestanti, c’e una povera vedova che dà in offerta due monetine di rame.
Gesù “vede” il gesto di questa donna. Un piccolo gesto che non sfugge al sguardo attento di Gesù.
Per capire l’importanza di quel gesto bisogna immaginarsi come vivevano le vedove al tempo di Gesù. Alla morte del marito si ritrovavano senza un reddito, e non avendo altre forme di sostegno, finivano ai margini della società in condizione di povertà, e in più c’era il rischio che qualcuno approfittasse anche della loro situazione di isolamento per depredarle ulteriormente.
Questo trova conferma nel brano precedente di Luca al cap.20, in cui Gesù mette in guardia i discepoli dicendo : “state attenti ai maestri della legge che fanno lunghe preghiere e intanto cercano di portare via alle vedove tutto quello che hanno”. Le vedove finivano per vivere alla giornata mendicando o facendo le prostitute. E se questa vedova mette nella cassetta due monetine, cioè “tutto quanto aveva per vivere”, viene da pensare che anche lei vivesse in quel modo.
Questo breve racconto esalta il gesto della vedova che nella sua povertà è capace di generosità donando tutto ciò che ha, un gesto naturale e spontaneo, un gesto di umanità dentro la povertà che Gesù coglie e porta come esempio di vero amore verso Dio. Forse l’esperienza della povertà cambia le prospettive : si dà tutto quando non si ha niente a cui attaccarsi, niente da difendere e non si può far altro che mettersi nelle mani di Dio.                                           
Inoltre, questa donna sa di dover contare lei stessa sulla generosità degli altri per campare ogni giorno, perciò “dare tutto” diventa per lei una gesto scontato e naturale.
Nel testo, il gesto della donna viene portato come esempio, ma non come un modello di comportamento in generale. Non sembra possano valere modelli universali di fronte a Dio. Ognuno nel corso della vita trova un modo proprio di dare. E il dare può avere per ognuno un significato diverso o un valore diverso, si può dare qualcosa di materiale ma anche del tempo, un gesto di affetto, si può dare ascolto, una parola gentile, ma credo che il “dare tutto”, ricondotto nelle nostra realtà possa rappresentare uno slancio spontaneo di generosità, come si dice “senza se..e senza ma..e senza però..”  
Io credo che non possa rappresentare nemmeno un atto morale legato al senso del dovere, ma un atto di scambio reciproco, nella piena consapevolezza di avere a nostra volta bisogno delle “offerte” altrui. Visto in quest’ ottica diventa un atto liberante che gratifica e dà gioia.
Ines Rosso