sabato 9 aprile 2016

André Gounelle: dottrine inaccettabili

"La maggior parte delle dottrine classiche considerate come ortodosse mi lascia perplesso; alcune mi sembrano inaccettabili, addirittura rivoltanti. Invece di aiutare il credente a pensare e a vivere la sua fede, se tenta di capirle e non si accontenta di ripeterle, esse rappresentano spesso per lui un fardello e un ostacolo. Tuttavia, non vorrei essere frainteso. Non pretendo affatto, contrariamente a certi miei amici liberali e unitariani, che esse siano prive di senso e d'interesse. Esse sono il risultato di uno sforzo in parte riuscito e in parte fallito, di esprimere le convinzioni cristiane, servendosi del linguaggio della cultura circostante. Esse rispondono alla volontà - necessaria e lodevole nel suo principio - di una fede intellettualmente intelligibile e coerente. I concili e i teologi hanno avuto ragione di lanciarsi in una simile impresa, con tutti i rischi che essa comporta. Le Chiese, per contro, hanno avuto il torto di canonizzare le loro enunciazioni, di attribuire loro un'autorità dogmatica che si vorrebbe imporre a tutti i buoni cristiani. Due motivazioni dovrebbero impedire di giudicarle intangibili, immutabili, valide per tutti i tempi e tutti i luoghi.
Innanzitutto, se il loro intento è giusto, se esprimono idee e intuizioni meritevoli di essere oggetto di studio e di riflessione, non è meno vero che su parecchi punti la loro formulazione appare carente, fragile, artificiosa, addirittura fuorviante. Vi s'incontrano, come Calvino scrive a proposito del Simbolo di Nicea-Costantinopoli, «degli inutili giri di parola», e della «battologia» (cioè ripetizioni fastidiose). Qui si scartano, si denunciano e si condannano in modo molto spiccio, a volte brutalmente, delle soluzioni interessanti. Ci sarebbero da riprendere molti processi, in primo luogo quello contro Ario".