lunedì 11 aprile 2016

André Gounelle: oltre l'ortodossia

"Da parte mia, io resisto a quella che mi sembra essere un'ipocrisia. Probabilmente, riuscirei a far capire e accettare meglio le mie idee se le presentassi (e talvolta mi è stato consigliato), come una reinterpretazione delle dottrine trinitarie e cristologiche. In parte lo sono, e la prudenza indurrebbe a sottolinearlo. In effetti, giusto o sbagliato che sia il mio atteggiamento, trovo più leale e più onesto dire che non tento di dare una nuova giovinezza alle dottrine classiche. Non le accetto a condizione che vengano sottoposte a migliorie e a modificazioni, ma aspiro ad alternative e tento di esplorare nuove vie. D'altronde non sono l'unico ad andare in questa direzione, tutt'altro. La mia ricerca non e né solitaria, né senza precedenti. Nella storia del pensiero cristiano e della teologia contemporanea esistono numerose correnti minori, devianti o marginali rispetto alle ortodossie, che propongono modi diversi di pensare il cristianesimo. A queste mi sono largamente ispirato.
Non vorrei mostrarmi, a mia volta, dogmatico e sostituire a quella antica, una nuova ortodossia, altrettanto autoritaria. Ci sono vari modi legittimi (e altrettanto criticabili) di parlare di Cristo. La teologia non deve mirare all'unanimità, ma sviluppare un dibattito in cui diverse posizioni possano farsi sentire, spiegarsi e scoprire la loro relatività, addirittura la loro soggettività. Portare dentro di sé un bisogno di verità non vuol dire credersi depositario, o unico depositario, della verità. Nel suo ammirevole libretto L'arte di dubitare e di credere, di ignorare e di sapere, Sebastien Chateillon (o Sebastiano Castellione) scrive a proposito della Trinità:
«Se potessi difenderlo, [Atanasio] lo farei. Ma, a dire il vero, non posso. E se qualcuno può farlo, lo pregherei di farlo [...]. Se c'è della gente di ingegno così penetrante da capire quelle cose che né io né i miei simili comprendono bene…»".