martedì 12 aprile 2016

DIO: PIU’ GRANDE DEL CRISTIANESIMO

Dio e la Sua salvezza sono più grandi anche del cristianesimo, sono più grandi di Gesù.

Ma, per preservare i nuovi linguaggi dalle diffuse patologie catechistiche, è importante sapere che nessuna cristologia è universalmente "parlante" e che di nessuna formulazione occorre fare un idolo. Le nostre elaborazioni restano sempre approssimazioni. Anche in teologia possiamo "innalzare idoli nel nostro cuore", come dice il profeta Ezechiele. Ma c'è di più: l'elemento decisivo è sempre, come ha fatto e insegnato Gesù, accogliere in noi l'amore con cui Dio ama il mondo e compiere la Sua volontà. Su questo terreno le diverse teologie, anziché minacciare l'unità della fede, la costruiscono facendone brillare i molteplici colori. Ma il problema non può essere rimosso: "Poche cose hanno contribuito all'irrilevanza del cristianesimo come la scuola di catechismo… La potenza originaria dei grandi simboli cristiani è andata perduta… Ora sono delle pietre di inciampo… L'impossibilità della persona moderna di comprendere il linguaggio della tradizione riguarda quasi tutti i simboli cristiani… Essi hanno perso il potere di trafiggere l'anima…".

Non possiamo sottrarci a questo impegno di ridire, con parole sia vecchie che nuove, l'evento della salvezza, l'amore di Dio per questo mondo. Non si tratta di maledire le istituzioni ecclesiastiche, ma di accettare il rischio che la fede nel Dio di Gesù ridiventi la più radicale messa in crisi anche dalla religione e dalla dogmatica ufficiale. Senza mai dimenticare che, per noi, ciò che è decisivo non è la nostra cristologia, ma la sequela di Gesù nella vita di ogni giorno. La teologia vive a servizio dell'amore, oppure è parola vana, vuota dottrina.

Franco Barbero