Preghiera
di Gesù morente in croce.
Padre
mio, mi sono affezionato alla terra
quanto
non avrei creduto.
E'
bella e terribile la terra.
Io
ci sono nato quasi di nascosto,
ci
sono cresciuto e fatto adulto
in
un suo angolo quieto
tra
gente povera, amabile e esecrabile.
Mi
sono affezionato alle sue strade,
mi
sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le
vigne, perfino i deserti.
E'
solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma
ora mi addolora lasciarla
e
perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le
loro case e i loro ricoveri
mi
dà pena doverli abbandonare.
Il
cuore umano è pieno di contraddizioni
ma
neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti
ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o
avessi dimenticato di essere stato.
La
vita sulla terra è dolorosa,
ma
è anche gioiosa: mi sovvengono
i
piccoli dell'uomo, gli alberi e gli animali.
Mancano
oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi
mi dà angoscia più del giusto.
Sono
stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il
terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?
La
nostalgia di te è stata continua e forte,
tra
non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre,
non giudicarlo
questo
mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo
come un desiderio d'amore,
non
guardare alla sua insensatezza.
Sono
venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure
talvolta l'ho discussa.
Sii
indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando
saremo in cielo ricongiunti
sarà
stata una prova grande
ed
essa non si perde nella memoria dell'eternità.
Ma
da questo stato umano d'abiezione
vengo
ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.
Mi
afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,
ahi,
Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui
termina veramente il cammino.
Il
debito dell'iniquità è pagato all'iniquità.
Ma
tu sai questo mistero. Tu solo.
Anonimo