domenica 10 aprile 2016

Sconfiggere la droga tra i banchi

Lo spaccio dentro le scuole o appena fuori dai cancelli è un problema grave e diffuso. Denunciare, in questi casi, è doveroso. Fa bene, la preside, a difendere la sua scelta. Lo spaccio di hashish a scuola è inaccettabile. Sconcerta che la cosa andasse avanti da tempo, e ancor più che ci siano genitori che protestano, accanto ai figli, contro l'intervento dei Carabinieri a scuola. Come se spacciare in cortile non fosse un reato, ma una leggerezza.
Il dibattito sulle droghe leggere non c'entra nulla: finché non saranno legalizzate, la scuola deve restare un luogo dove la legge è rispettata. La domanda di sballo da parte dei ragazzi non si risolve con la repressione, dicono molti. Questo argomento, invece, va preso sul serio. Non certo per mettere in discussione la legittimità dell'intervento delle forze dell'ordine a scuola, come sta accadendo.
Proviamo piuttosto a fare un passo oltre il respiro affannoso della polemica in corso. Lo scontro in atto al "Virgilio" chiama in causa l'idea stessa di scuola come "spazio educativo". Come deve affrontare un problema come lo spaccio, per svolgere la propria missione? La dirigente e i docenti sostengono che lo spaccio andava avanti da tempo, le cronache riferiscono che i Carabinieri hanno ricevuto diverse segnalazioni, anche da genitori. Si riceve l'impressione che la gestione del problema sia stata affidata esclusivamente alle forze dell'ordine: l'ennesima riproposizione di uno schema tipico nella società italiana. Accade lo stesso con la corruzione: finché non intervengono poliziotti, finanzieri e magistrati, sembra che le istanze intermedie non siano più in grado di arginare le violazioni della legalità. Lo spaccio è una violazione della legge, certo. Ma all'interno delle mura scolastiche non è solo un reato: è anche un gesto che ha una chiara e forte valenza provocatoria.
In termini psicologici, è un "sintomo", spiega lo psicologo Marco Lodi, che da anni si occupa di interventi nelle scuole in situazioni di disagio. Nello spazio educativo, il reato non solo va denunciato, ma va affrontato e "interpretato" come un segnale di disfunzioni più profonde. Non è chiaro, dalle cronache, se e come dentro la scuola si sia parlato apertamente del problema. "È importante che i docenti affrontino il problema, in questo caso, lo spaccio, in maniera esplicita". Non servono solo lezioni astratte sulla pericolosità degli stupefacenti è sulla legalità. Serve un confronto a viso aperto, franco e diretto, con i ragazzi. Difficile, certo. Tanto più se ci sono genitori che, come accade sempre più spesso, colludono con i figli contro l'autorità scolastica. Ma si può chiedere l'intervento di uno psicologo, come mediatore. Al "Virgilio" sembra ci sia un muro contro muro: da una parte, la scuola che si appella alle divise dei Carabinieri, forse perché avverte la propria autorità come insufficiente, forse perché non è riuscita a conquistare autorevolezza agli occhi dei ragazzi. Dall'altra, genitori che difendono i figli contro ogni ragionevolezza, confondendo la libertà con il lassismo. In mezzo, in una terra di nessuno, gli studenti e i loro comportamenti che, provocando, "gridano" il disagio e, probabilmente, il bisogno di trovare punti di riferimento autorevoli.
Benedetta Tobagi

(La Repubblica  31 marzo)