giovedì 7 aprile 2016

UN CONTRIBUTO ALLA RIFLESSIONE DEI GRUPPI DI BASE

PER CONTINUARE IL CAMMINO: GRUPPO PRIMAVERA DI RIVALTA
Guardando alla nostra storia o in particolare alla storia della nostra fede, c'è stato un "momento" in cui abbiamo avvertito il disagio di restare in quelle strutture e culture ecclesiastiche e abbiamo sentito l'esigenza di "congedarci" da esse.
Erano troppo strette ed arcaiche. Per alcuni di noi è stata una rottura, per altri/e un allontanamento in attesa di tempi migliori, nella speranza di una chiesa più evangelica e più umana.
In ogni caso non ha , se non momentaneamente, comportato l'archiviazione del tema "fede" e la cancellazione dell'orizzonte del divino. In molti casi si è trattato del passaggio da una partecipazione assidua a una frequentazione saltuaria, occasionale, distaccata, critica. Parecchi di noi in tale contesto hanno sentito la necessità di creare spazi nuovi, separati dall'istituzione ufficiale, proprio per poter proseguire l'esperienza di fede.
Potremmo dire che è avvenuto un percorso di deistituzionalizzazione. Saturi/e di ritualismi, di dogmi e di devozioni, abbiamo quasi avvertito un'avversione per ciò che sa di istituzionale. In qualche caso si sono confusi i guai e le perversioni dell'istituzione chiesa con il fatto che è difficile o impossibile essere chiesa come comunità di cristiani/e senza un dato istituzionale.La rimozione di ogni dimensione istituzionale costituisce nei fatti una scorciatoia, una semplificazione ed un impoverimento.
Chi non è caduto in questa trappola e non ha semplicisticamente confuso l'istituzione tout court con il dogmatismo e il clericalismo, ha presto riconsiderato l'utilità del dato istituzionale e ha riscoperto i semi di vita che, nonostante le profonde contraddizioni, la precedente esperienza ecclesiale tradizionale aveva deposto nel profondo della propria vita. Restava almeno il messaggio che non si vive invano, che la vita ha un senso, che possiamo aver fiducia in Dio e che l'amore è la sostanza della fede. In ogni caso, tranne che la critica all'istituzione chiesa abbia determinato la cancellazione dell'orizzonte della fede, questo cammino ha comportato il dono prezioso di un salutare smarrimento.
Se siamo qui stasera, è perché il seme deposto nel cuore sente l'urgenza e il bisogno di cercare e creare dei punti di riferimento comunitario.
Senza di essi la fede si dissolve come in un vuoto e la stessa cultura liquida della nostra società individualista rende quasi impossibile un cammino di fede che non abbia una dimensione sia personale che comunitaria ben strutturata.
Ciò che abbiamo fatto in questi anni è proprio il tentativo di creare e di costruire nel Gruppo Primavera un riferimento costante e in altre realtà affini altri momenti e punti di riferimento. Si è trattato di un cammino personale e comunitario prezioso di cui possiamo rallegrarci e lodare Dio.
Sono spesso stati i bimbi e i ragazzi a sollecitare la nostra ricerca e il nostro impegno e così sono nati i "gruppi catechesi" e le varie feste del Gruppo Primavera, la due giorni di conclusione e programmazione. Tappe scelte e vissute insieme. Anch'io le porto nel mio cuore con gioia, emozione e gratitudine.
Ora che è meno estesa l'attività con i ragazzi, può darsi che in qualcuno si sia un po' affievolita la motivazione e assottigliato l'impegno. Si apre, possiamo dire, una nuova stagione di crescita e di testimonianza. Occorre diventarne davvero consapevoli.
E' stata per me molto intensa e profonda , molto concreta e propositiva la serata di sabato 2 aprile in cui abbiamo fatto centro su alcune riflessioni, sia in chiave di rilettura storica, sia nell'ottica di una progettazione creativa.
1) La nostra fede ha bisogno di esprimersi anche ritualmente. Esiste una ritualità matura e liberante mille miglia lontana dal ritualismo. Una fede non celebrata diventa cerebrale. Fede è vita e quindi anche festa, celebrazione, corpo, emozioni.
2 ) Oltre a riscoprire il senso evangelico del giorno di festa, non come precetto, ma come "esserci per benedire Dio", ascoltare la Parola e condividere in tempi e ritmi da stabilire insieme, ogni comunità dovrebbe creativamente "inventare" e celebrare delle feste sue, particolari con grande libertà. Anche trovare il tempo è questione legata profondamente alla nostra disponibilità personale. E' la passione per un'esperienza che genera un ordine di priorità
3) Per mantenere alto il quoziente della creatività occorre lavorare sempre nella ideazione e costruzione e nella prosecuzione di un cammino cristiano comunitario contrassegnato, non solo da contenuti ma da un luogo, persone, momenti di celebrazione, di studio, di convivialità: solo così "risignifichiamo" la nostra fede per noi e per altri, per i nostri figli e per i nuovi arrivati al gruppo.
Per dirla con le parole di qualche genitore, come può un figlio/a essere posto davanti al cammino di fede se non vede mai i suoi genitori pregare, partecipare all'eucarestia?
La testimonianza è l'elemento decisivo. E la testimonianza ha come primo linguaggio quello dei fatti, dei nostri comportamenti. Tutto il resto è importante, ma questo è decisivo per noi e per i nostri figli e figlie.
4) Abbiamo, mi sembra, davanti a noi un orizzonte di impegno davvero stimolante, in cui collocare proposte concrete e condivise.
La nostra fede cristiana, nonostante le contraddizioni in cui noi nei secoli l'abbiamo tradotta e spesso tradita, conserva una sorgività inesauribile, se riprendiamo contatto con il suo messaggio fondamentale di fiducia in Dio, di giustizia e di amore per tutto il creato.
La nostra stessa tradizione ci narra di milioni di donne e di uomini che hanno dato senso alla loro vita facendo centro sul Vangelo di Gesù di Nazareth. Oggi tocca a noi proseguire questa carovana, rendere vivo nel nostro tempo questo annuncio del “regno di Dio”, di un mondo in cui abiti la giustizia. Solo così portiamo il nostro contributo affinché le chiese cristiane, di cui ci sentiamo parte, si convertano al Vangelo di Gesù.
5) In questo nostro percorso di conversione e di rinnovamento, venendo direttamente al nostro gruppo, voglio raccogliere ed avanzare alcune proposte.
E' fondamentale proseguire l'esperienza della lettura biblica e l'approfondimento teologico, come e più ancora di quanto abbiamo fatto con notevole impegno in questi anni.
Le feste , la consegna della Bibbia, la festa del pane nostro, la festa di fine attività e l'incontro estivo di programmazione sono a mio avviso, momenti da custodire ed arricchire, con attenzione crescente a noi adulti/e.
Ma voglio proporre una festa particolare “la conferma del nostro battesimo” in cui ogni anno ci ricordiamo del senso che riveste per noi l'assunzione consapevole del nostro battesimo: rendere grazie a Dio e assumere responsabilità.
Alcune comunità cristiane da molti anni celebrano una liturgia di congedo, cioè danno espressione alla fede e ai sentimenti nell'ora in cui un parente, un fratello o sorella della comunità muore. Ben oltre 30 anni fa pubblicammo il libro “Quando i fratelli se ne vanno”. In questa direzione so che nel Gruppo Primavera in questi è in atto un confronto con la proposta di Michele, proprio sul tema “salutare i morenti”. Nella nostra zona stiamo progettando una piccola raccolta riflessioni e di celebrazioni che possa servire anche ad altri gruppi e comunità per non ricadere nel solito rosario o simili.
6) Nell'impegno di sostenerci vicendevolmente, la comunità cristiana di base di Pinerolo di Via Città di Gap,13, ogni prima e terza domenica del mese celebra un'eucarestia in cui volentieri si dà accoglienza, per un reciproco sostegno, a cristiani singoli itineranti o di passaggio o a gruppi vari. Lo notifico perché anche questo è un momento di rete di cui possiamo avvalerci a reciproco sostegno.
Questa è la sintesi dell'incontro vissuto con gli adulti e i genitori del “Gruppo Primavera”. Ho ritenuto di riassumere in queste poche righe il contenuto della mia proposta e della riflessione molto ricca che ne è seguita.
Franco Barbero, Pinerolo-Rivalta 2 aprile 2016