Giorni fa, è ripartito per il Congo don Giovanni Piumatti. L'abbiamo salutato con l'augurio che il suo ritorno in Italia diventi più frequente per incoraggiarci con la sua testimonianza a non chiudere gli occhi davanti alle sofferenze del mondo. È ritornato nel Nord Kivu, una provincia del Congo al confine con l'Uganda e il Rwanda. È mai stata una zona tranquilla, "ma oggi cresce la paura per il moltiplicarsi di atti di terrorismo, in particolare nel territorio di Butembu-Beni dove egli lavora.
I dati che ci vengono trasmessi sono drammatici: tra ottobre 2014 e maggio 2016 sono state uccise circa 1.100 persone; circa 15.000 sono scomparse; migliaia di famiglie sono fuggite e i villaggi incendiati. Anche la Chiesa cattolica è presa di mira. Ha fatto notizia l'uccisione di padre Vincent Machozi il 20 marzo scorso. Questa strategia del terrore viene in gran parte attribuita alla forze ribelli ugandesi che hanno le basi nel Nord Kivu. Il vescovo di Butembu-Beni, mons. Melchisedek Slkuli, è intervenuto con molta decisione affermando che si tratta di un «vero e proprio genocidio che non ha riscontro in altre zone del Paese, un fenomeno montante teso a cacciare la popolazione per avere il controllo del territorio, sfruttarne indisturbati le risorse naturali, creare campi di addestramento e indottrinamento (. . .) l'obiettivo è quello di istallare centri di integralismo islamico nella zona sul modello di Boko Haram in Nigeria». Assicuriamo don Piumatti che lo seguiamo con affetto, lo accompagniamo con la preghiera e la nostra solidarietà; come pure vogliamo essere vicini a mons. Rino Perin. Anche nella Repubblica Centroafricana la situazione è ancora instabile e il processo dl riconciliazione stenta a camminare.
Dobbiamo pregare per la pace nel mondo. Lo scenario internazionale ha tinte cupe. Si moltiplicano gli attentati di terrorismo e l'uccisione indiscriminata di persone. L'lta1ia ha anche le sue colpe con un'enorme produzione ed esportazione di armi (dal 2014 al 2015 è aumentato il fatturato da 2,8 miliardi di euro a 8,2 miliardi). Oggi l'Italia vende armi a Paesi che violano i diritti umani e sostengono l'Is. Come non sentirci tutti responsabili?
Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo
(L'Eco del Chisone 20 luglio)
I dati che ci vengono trasmessi sono drammatici: tra ottobre 2014 e maggio 2016 sono state uccise circa 1.100 persone; circa 15.000 sono scomparse; migliaia di famiglie sono fuggite e i villaggi incendiati. Anche la Chiesa cattolica è presa di mira. Ha fatto notizia l'uccisione di padre Vincent Machozi il 20 marzo scorso. Questa strategia del terrore viene in gran parte attribuita alla forze ribelli ugandesi che hanno le basi nel Nord Kivu. Il vescovo di Butembu-Beni, mons. Melchisedek Slkuli, è intervenuto con molta decisione affermando che si tratta di un «vero e proprio genocidio che non ha riscontro in altre zone del Paese, un fenomeno montante teso a cacciare la popolazione per avere il controllo del territorio, sfruttarne indisturbati le risorse naturali, creare campi di addestramento e indottrinamento (. . .) l'obiettivo è quello di istallare centri di integralismo islamico nella zona sul modello di Boko Haram in Nigeria». Assicuriamo don Piumatti che lo seguiamo con affetto, lo accompagniamo con la preghiera e la nostra solidarietà; come pure vogliamo essere vicini a mons. Rino Perin. Anche nella Repubblica Centroafricana la situazione è ancora instabile e il processo dl riconciliazione stenta a camminare.
Dobbiamo pregare per la pace nel mondo. Lo scenario internazionale ha tinte cupe. Si moltiplicano gli attentati di terrorismo e l'uccisione indiscriminata di persone. L'lta1ia ha anche le sue colpe con un'enorme produzione ed esportazione di armi (dal 2014 al 2015 è aumentato il fatturato da 2,8 miliardi di euro a 8,2 miliardi). Oggi l'Italia vende armi a Paesi che violano i diritti umani e sostengono l'Is. Come non sentirci tutti responsabili?
Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo
(L'Eco del Chisone 20 luglio)