giovedì 28 luglio 2016

Truffa dei falsi braccianti “In Sicilia 9mila all’anno”

PALERMO. L'ultimo caso è stato scoperto appena ieri. A Piazza Armerina due imprenditori hanno assunto per finta 378 braccianti agricoli, ai quali poi l'Inps dava regolarmente l'indennità di disoccupazione. Una parte di questa indennità il bracciante, che non ha messo mai piede in un campo agricolo, la doveva dare agli imprenditori. Un sistema, questo, a dir poco diffuso nell'Isola dove i numeri delle truffe sono impressionanti: secondo gli ultimi dati forniti dall'Inps, tra il 2015 e il 2016 sono stati ben 18 mila i rapporti di lavoro "irregolari" scoperti dagli ispettori dell'Istituto di previdenza insieme a carabinieri e guardia di finanza. Di questi la gran parte riguardano l'agricoltura tra caporalato, finte cooperative e imprenditori che assumono solo sulla carta braccianti agricoli: almeno 9mila i casi denunciati di finti operai, una cifra che porta la Sicilia tra le regioni che più truffano l'Inps e lo Stato, per un danno di almeno 100 milioni di euro tra contributi illecitamente percepiti e contributi evasi.
«Abbiamo intensificato l'attività di controllo e aumentato la collaborazione con le forze dell'ordine, alzando il velo su questo malcostume molto diffuso nelle regioni del Sud, con Campania, Puglia e Sicilia sempre sul podio», dice Maria Sciarrino, direttrice regionale dell'Inps Sicilia.
Il sistema è per tutti lo stesso. L'imprenditore cerca dei disoccupati compiacenti, li fa iscrivere nelle liste di collocamento e poi li assume a giornata. Nel caso di Piazza Armerina le imprese coinvolte erano due e a fare da regia c'era un consulente del lavoro. Gli operai risultavano assunti per almeno 180 giornate all'anno: in questo modo non solo scattava poi l'indennità di disoccupazione, pari a circa 5.600 euro all'anno per lavoratore, ma anche in alcuni casi agli assegni familiari. Poi ogni finto assunto doveva restituire agli imprenditori almeno 1.600 euro. Gli inquirenti si sono insospettiti per il numero di lavoratori assunti nelle due aziende, che non solo non disponevano di mezzi agricoli ma non avevano mai acquistato sementi da giustificare l'impiego di un numero così elevato di lavoratori. «La nostra è un'indagine etica oltre che giudiziaria, che restituisce alla comunità il maltolto», ha detto il comandante della Guardia di finanza di Enna, Giuseppe Licari.
Antonio Fraschilla

(la Repubblica 20 luglio)