giovedì 18 agosto 2016

LA GERMANIA RADDOPPIA LA VENDITA DI ARMI. PROTESTANO LE CHIESE

BERLINO-ADISTA. La Germania nel 2015 ha venduto armi per 7,9 miliardi di euro; per 4 miliardi nel 2014. Il dato del clamoroso raddoppio della fatturazione in macchinari da guerra è contenuto nel documento di 132 pagine approvato il 6 luglio scorso dal governo tedesco ed è dovuto al fatto che nuove autorizzazioni consentono di esportare armi anche verso le cosiddette aree di crisi. Al solo Qatar, che è coinvolto nel conflitto yemenita, sono state vendute armi per 1,6 miliardi di euro. Complessivamente d'altronde il 59% delle vendite è andato a Stati terzi, mentre solo il 41% verso Paesi dell'Unione Europea e della Nato.
Riferisce il settimanale valdese Riforma (12/7) che, di fronte a tali dati, le Chiese protestanti e cattolica hanno alzato la loro voce e chiesto urgentemente un cambio di rotta. «Alla necessità di una legge più precisa aveva già fatto cenno a febbraio anche il ministro dell'Economia Sigmar Gabriel», ha ricordato Martin Dutzmann, delegato della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) presso il Bundestag e il governo; «Dovrebbe essere possibile - sostiene - poter annullare degli ordini una volta verificato che l'acquirente non rispetta i diritti umani o ha intenti che possono divenire pericolosi per la pubblica incolumità. Non possiamo rimanere silenti davanti a così poche certezze». Gli ha fatto eco il vescovo Karl Justen, presidente cattolico della Gkke, una commissione interreligiosa protestante e cattolica che si occupa di sviluppo: «È necessaria una revisione del fondamenti legali», ha affermato, aggiungendo di attendersi dal «ministro dell'Economia che avvii passi consequenziali alle sue parole».
Nella lettura del rapporto tedesco sul commercio delle armi, Martin Dutzmann non ha giudicato positivo neanche il dato della diminuzione di un terzo del valore complessivo delle esportazioni di armi di piccolo calibro: «Ciò è dovuto in parte - ha spiegato - anche al fatto che la Germania ha concesso licenze, ad esempio all'Arabia Saudita, per consentire la produzione all'interno dei propri confini delle armi necessarie». (e. c.)

(Adista, 23 luglio)