domenica 21 agosto 2016

UNA RIFLESSIONE DAVVERO CONDIVISIBILE

Perché vietare il burkini è un regalo agli estremisti

di Antonello Guerrera 18.08.16 - http://guerrera.blogautore.repubblica.it/
La polemica sul divieto di "burkini" in Francia e non solo (ora se ne parla anche in Italia) prosegue. Secondo il premier francese Manuel Valls, il costume islamico che nasconde il corpo femminile è "incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica, in quanto basato su un'ideologia di asservimento della donna".
C'è chi dice (vedi lo scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun oggi su Repubblica) che il divieto di burkini sia il sequel naturale, inevitabile e sostanzialmente legittimo del divieto del velo integrale, in vigore in Francia dal 2011. Normativa che ancora oggi scatena perplessità (c'è chi dice "abbiamo creato un mostro"). Ma quella legge, almeno formalmente, è stata approvata per motivi di sicurezza che - si legge nel testo - non potrebbe essere garantita senza "il riconoscimento facciale" dei cittadini. Per questo all'epoca vennero vietati burka, niqab ma anche maschere, caschi di vario genere, eccetera.
Il burkini, però, non pone alcun problema di riconoscimento facciale o di sicurezza. Il tema stavolta è esclusivamente sociale e culturale. E lo è in maniera esplicita, rispetto al passato.
Ma perché un velo non integrale dovrebbe essere legale in strada e, allo stesso tempo, illegale in spiaggia o in mare?
C'è chi dice che, nel combattere l'estremismo islamico e le sue scorie culturali, l'Occidente stia diventando bigotto come coloro che dice di combattere. E così vieta anche il burkini. Probabilmente non è così.
Ma in nome dell'integrazione, come si può pensare di integrare vietando ad alcune di donne di fare il bagno in mare solo perché indossano un burkini? Come può pensare, chi ritiene il velo un indumento oppressivo, di migliorare la condizione delle donne musulmane negando loro persino una nuotata? Come si può pensare che imporre in questo modo una usanza o una cultura non possa generare l'effetto opposto?
In Algeria, per esempio, il velo tornò prepotentemente "di moda" proprio quando i francesi nel secolo scorso decisero di imporre con forza i propri costumi. Certo, il velo è una realtà in buona parte della cultura islamica e ha una genesi complicata, varia e impossibile da riassumere hic et nunc. Ma è anche una questione di identità, come appunto in Algeria il secolo scorso e come spesso accade anche oggi in Occidente.
Purtroppo, il rischio e il problema di una frase come quella di Valls ("il burkini è incompatibile con i valori della Francia") è che paradossalmente combacia con i diktat che risuonano nella galassia dei jihadisti e in certi proclami dell'ISIS ("i valori musulmani sono incompatibili con l'Occidente").
Le frasi di Valls sono sicuramente motivate dalla parità di genere, dai diritti e da tanti altri buoni propositi. Ma covano il pericolo di alienare ancor più buona parte della comunità musulmana, in un momento così delicato. Davvero c'era bisogno di mettere un muro tra culture invece di costruire un ponte? Davvero (pochissime) donne che nuotano in burkini sono una minaccia così grande per la società occidentale e per i suoi valori? Davvero questa donna in burkini sulla sabbia brasiliana, che abbiamo tanto idolatrato alle Olimpiadi di Rio come protagonista di uno storico incontro di culture, era così pericolosa da meritare, secondo Valls e qualche sindaco francese, una multa da 38 euro?