La sofferenza più grande
Lucia, una donna che è tornata a farsi viva con me in questi giorni in una telefonata molto intensa, mi domanda quale sia la “sofferenza interiore più profonda” che io provo in questo periodo della vita.
Mi piace di più parlare delle tante gioie che esperimento, piccole ma profonde e reali. Però devo rispettare il tenore della domanda. Se riesco a leggere bene il mio dolore più profondo, esso mi sembra derivare dal fatto che constato tanta superficialità, tanto autocentramento, poca passione, scarsa attenzione ai più deboli. Con una parola tutta mia direi che esiste un “benesserismo” che mette sempre l'io e le sue voglie al primo posto. Per fortuna c'è il rovescio al positivo.
In ogni caso, la mia “sensibilità” non è nulla di più della mia percezione e interpretazione. Non è la “verità”.
Nelle piccole realtà comunitarie di base è la “passione per le persone” che comunica vita. E' una lettura biblica, in cui il fuoco della testimonianza vada ben oltre il testo, che parla ai nostri cuori, alla nostra carnalità quotidiana. Non ho mai capito i “preti senza passione”, che predicano una dottrina, che ripetono una lezione, che fanno un mestiere. Ma, con questo, non voglio giudicare: voglio esprimere una sofferenza.
Mi fermo qui, cara Lucia.
don Franco