Il teologo cattolico J. B. Metz analizza con spietata lucidità alcuni processi in atto: "Tutto diventa riproducibile tecnicamente, alla fin fine anche l'uomo stesso che produce. Una osservazione, comunque, sembra si possa generalizzare, senza qualsiasi effusione pessimistico-culturale: i processi europei di modernizzazione, dove si affidano adialetticamente ad una presunta ascesa graduale del progresso, non rendono propriamente più forte, bensì più debole, l'uomo nel suo essere soggetto, nelle sue capacità di relazioni interumane e nella sua coscienza storica. Il principio di mercificazione e di scambio, proprio di questa civiltà, ha nel frattempo da un pezzo raggiunto, oltre l'ambito economico, i fondamenti spirituali della nostra società ed ha colonizzato a modo suo i cuori degli uomini: tutto appare scambiabile, compresi i rapporti interumani, ed anche nei nostri ricordi storici domina sempre meno la responsabilità morale e sempre più, invece, la preoccupazione di non avere colpe, spacciata come oggettività... Il singolo viene sempre più addestrato ad adattarsi ad un mondo astratto, poco chiaro, confuso... Dove è finito, dunque, l'uomo? Sembra che sopravviva tanto più facilmente quanto più ritorna a comportarsi come un animale scaltro nell'adattarsi. Negli USA è già cominciata la campagna pubblica per un successore dell'uomo...il robot... Questa strisciante, dolce morte dell'uomo progredirà tanto più con successo quanto più noi la viviamo non come minaccia e oppressione, ma come piacere e svago.
A questo provvedono la nostra moderna industria della cultura, il crescente strapotere dei mass-media, non ultima la televisione, che invade sempre più in modo quasi trascendentale il nostro quotidiano e sempre più ci priva delle nostre immagini, dei nostri sogni, delle nostre storie e del nostro linguaggio, e ci rende, un bel giorno, analfabeti abitudinari e felici" (Capacità di futuro, Queriniana, Brescia 1988, pag. 129).