Penso in questi giorni al dolore che giovani studenti, insegnanti, ragazzi/e e famiglie provano per l'interruzione delle lezioni e la chiusura delle scuole.
Mi sembra di capirlo almeno un po'.
Quando ero ragazzo liceale mi addolorava il fatto di dover, magari per malattia, perdere un giorno di scuola. Ricordo che andavo a scuola con la febbre. Da insegnante provavo un dolore ancora maggiore: l'interruzione dell'attività didattica e delle relazioni con gli alunni mi trasmetteva un senso di vuoto.
Ora da anni, per ricorrenti cataclismi piccoli e grandi come per l'allungarsi dei "ponti", siamo soliti vedere scuole chiuse e lezioni ad intermittenza: il che non sembra così positivo per la "impresa didattica ed educativa" alla quale ragazzi ed insegnanti sono chiamati con responsabilità condivisa.
Franco Barbero