Che bella figura di credente è questo Bartimeo. Quando riesce a farsi sentire (anche perché Gesù sa ascoltare il suo grido e trascura le voci dei suoi "silenziatori", degli addetti al soffocamento delle voci scomode) getta via il mantello, balza in piedi e si dirige verso Gesù.
Mi ricorda la donna di SAmaria di cui ci parla il Vangelo di Giovanni al capitolo quarto. L'incontro con Gesù toccò il suo cuore e suscitò in lei un movimento, il desiderio di dire ad altri, di annunciare e "abbandonò la sua giara per andare in città" (Gv. 4,28). La sua giornata preden un coros diverso, i suoi orari sono sconvolti, altre diventano ora le sue priorità.
Qui Bartimeo lascia il suo mantello, lascia il ciglio della strada, smette di mendicare. Anzi, dopo l'incontro con Gesù che gli apre gli occhi, che gli offre una nuova prospettiva di vita, egli "si mise a seguirlo per la via" (10,52).
La narrazione del Vangelo di Marco fa di Bartimeo un discepolo proprio nel momento in cui si avvicina l'ora più difficile. Ma non ci sfugga un particolare. A differenza di quanto successo con il cieco di Betsaida, qui Gesù non fa alcun intervento, ma si limita a constatare la fede dei Bartimeo: "Và, la tua fede ti ha salvato".
Quante cose può cambiare nella nostra vita un granello di fede. Forse anche noi, spesso e volentieri, nella sequela di gEsù ci mettiamo "ai bordi della strada" per non coinvolgerci troppo. Gridiamo il nostro desiderio di vita nuvoa e buttiamoci con fiducia nella sequela di Gesù. Per quanto possa sembrare strano ed in evidente, questa è la via della felicità, la via del regno di Dio. Impariamo da Bartimeo a non sciupare il passaggio e l'incontro con GEsù.
I racconti di miracoli non sono cronache. Illustrano il significato dell'incontro con Gesù. Non avvenne nulla di magico, ma si risvegliarono la voglia di vivere, il desiderio di essere protagonisti della propria vita: una svolta.
Franco Barbero