lunedì 12 dicembre 2016

NARRA IL MIDRASH CHE...

"Per diversi motivi le elargizioni della manna era limitata alla razione quotidiana: in questo modo il Signore volle risparmiare a Israele la fatica di trasportare scorte attraverso il deserto; inoltre, il cibo fornito era così sempre caldo; infine, l'aver bisogno ogni giorno di Dio per la propria sussistenza serviva a tenere viva la fede.
L'origine celeste della manna era confermata anche dal suo prodigioso sapore: benché non necessitasse di alcuna cottura o altra preparazione, possedeva l'aroma di ogni possibile pietanza. Bastava desiderare di avere di fronte una qualunque prelibatezza che la manna riassumeva il gusto. Essa aveva un sapore diverso anche in rapporto all'età di chi se ne nutriva: per i poppanti sapeva di latte, per i giovani robusti di miele, per gli anziani essa era come il miele delicato, per i malati come orzo stemperato nell'olio e nel miele.".

Luis Ginzberg, La leggenda degli ebrei, Adelphi, 2003, pp. 168-169

Leggere la Bibbia è quasi impossibile se non si conosce anche il genere letterario midrashico. Esso è racconto, commento, leggenda, evocazioni, ricerca incessante del significato ulteriore. La testimonianza biblica non mette sul piatto già pronti all'uso, i messaggi esistenziali. I vari metodi di lettura non confliggono tra di loro, ma sono in realtà le molte porte attraverso le quali si entra in questa immensa casa che è la Bibbia.

Franco Barbero