sabato 3 dicembre 2016

Utopia e realismo

Insieme al teologo Jung Mo Sung penso e prego (come scrissi in una preghiera oltre 20 anni fa) perché molti uomini e donne si impegnino contemporaneamente nel cambiamento delle strutture e nel cambiamento dei propri desideri: "In termini teologici questo cambiamento di desiderio è una conversione. Una nuova spiritualità che cambia i desideri, perché il cambiamento del modello del desiderio è una questione profondamente teologica" (in Teologie della liberazione, Edizioni Punto Rosso, Milano 2001, pag. 67).
Anche sul terreno profondo dei nostri desideri resta più che mai vero che la libertà ci renderà diversi, ci spingerà a "desiderare diversamente" per poter vivere diversamente. Senza desideri diversi non si lotta per un mondo diverso. Ma occorre, anche imparando dai nostri ed altrui errori, non scambiare il regno di Dio con le nostre illusioni, non scambiare il "sogno di Dio" con i passi concreti con i quali ci si deve avvicinare. L'insegnamento più prezioso ci giunge dalla tardiva ma consistente autocritica di alcuni teologi e teologhe della liberazione. È difficile mantenere utopia e realismo, ma questa dissociazione conduce alla frustrazione e alla disperazione. Esiste anche il "mito dei poveri", il "trionfalismo dell'Esodo", il rischio di identificare l'utopia con la possibilità storica o di confondere il volere con il potere, l'ingenua sottovalutazione dei poteri che contrastano i processi di liberazione, la semplicistica ed illusoria attesa che la politica possa "tradurre in atto" tutta la profezia ..., la scarsa capacità di unire passione e pazienza. Il realismo vuole che, come scrive Hugo Assmann, noi riconosciamo che "nel mondo d'oggi è in corso un processo di anestetizzazione delle coscienze e un soffocamento delle capacità di solidarietà dell'umanità... Bisogna disfarsi delle illusioni delle tendenze considerate spontanee e naturali degli esseri umani alla solidarietà. La solidarietà non è più una pulsione psichica primaria. Una cosa è chiaramente apparsa, una cosa che i conflitti ideologici precedenti nascondevano fino ad un certo punto: la specie umana non è solidale in modo naturale e spontaneo. Chi scommette sull'idea di esseri umani spontaneamente generosi e sempre disponibili nel manifestare la propria solidarietà, si sbaglia" (Hugo Assmann).
Più radicalmente (ma i due Testamenti biblici lo avevano detto duemila anni fa) il teologo Jung Mo Sung afferma che "la solidarietà spontanea non è mai esistita; è il risultato dell'euforia o di alcune forme di emozione collettiva". Sostanzialmente, alla solidarietà ci si converte. Senza questa "precondizione" non si entra dentro la pratica della solidarietà come stile di vita.
Vivere desideri nuovi, ma senza deliri di onnipotenza, abbracciare il sogno di Dio, ma senza abbandonare mai il realismo, senza mai "Volare in cielo": ecco, a mio avviso, alcuni dei "tratti" più impegnativi della spiritualità Cristiana. Nel linguaggio della fede dirò al mio cuore che solo la libertà che viene da Dio mi sorregge e mi sospinge dentro questo cammino, pronto a dare la mano a tutti i compagni e le compagne di viaggio, da qualunque parte arrivino e da qualunque esperienza provengano.
Franco Barbero, 2001