lunedì 25 settembre 2017

Anche Desmond Tutu critica il silenzio di Aung San Suu Kyi

Dopo la giovane Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace del 2014, è Desmond Tutu, vincitore dello stesso premio nel 1984, a richiamare la leader birmana a porre fine alla persecuzione del gruppo di minoranza musulmana Rohingya.
In una lettera aperta, l'85enne arcivescovo anglicano sudafricano, in prima linea contro l'apartheid, scrive: «Sono ormai anziano e formalmente in pensione, ma rompo il mio voto a rimanere in silenzio sugli affari pubblici spinto da una tristezza profonda per il dramma dei Rohingya, la minoranza musulmana nel tuo paese. Per anni ho avuto una tua fotografia sulla mia scrivania per ricordarmi dell'ingiustizia e del sacrificio che hai sopportato per via del tuo amore e del tuo impegno a favore della gente del Myanmar. Sei stata simbolo della giustizia».
Associandosi ai leader mondiali che invitano la leader birmana ad agire, Tutu prosegue: «Mia cara sorella: se il prezzo politico della tua ascesa alla più alta carica del Myanmar è il tuo silenzio, allora quel prezzo è troppo alto. Un Paese che non è in pace con se stesso, che non riconosce e non protegge la dignità e il valore di tutta la sua gente non è un paese libero.

(Riforma 15 settembre)