sabato 30 settembre 2017

UN PRETE CHE CREDE ANCORA NEL DIAVOLO



Sabato sera lo aveva detto chiaro: «È una vendetta del diavolo». E ieri don Marino Basso, 61 anni, parroco di Pecetto Torinese da tre anni, al centro di polemiche e veleni dopo la dimissione di tutte le catechiste, lo ha ripetuto, con enfasi, al termine delle due messe della giornata. Ottenendo reazioni diverse.  
Alla messa delle 8,30, chiesa piena, soprattutto persone anziane. Don Marino nell'omelia parla di perdono, di non cercare la vendetta. E al termine della messa legge il messaggio di sabato: «La scelta delle catechiste ha messo in difficoltà grave la nostra comunità. Desidero fare una riflessione con voi che mi viene dal mio ministero di esorcista. Il diavolo vuole vendicarsi con me, per questo sta rovinando la nostra comunità creando confusione e diffamazione».  

L'appoggio dei fedeli
Un parrocchiano si alza: «Bravo don Marino» e scatta l'applauso di tutta la chiesa. Alle 10,30 c'è un'atmosfera diversa: è la messa più importante della giornata, la chiesa è piena, ma non gremita. Di nuovo molte persone anziane, pochi giovani, qualche mamma con bambini. Una signora osserva: «È da un po' di tempo che non venivo più. Certo i giovani sono sempre meno. Ricordo che con il parroco precedente erano molti di più. E quante famiglie. Oggi si contano sulle dita di una mano. Io sono tornata perché mi hanno detto che ieri ha parlato del diavolo, voglio sentire, capire cosa è successo».
La signora è presto accontentata. Don Marino ripete quanto detto nelle altre due messe, rimarca la vendetta del maligno. Aggiunge di non essere arrabbiato: «Quando se la prendono con la mia persona non mi interessa – dice -. Ma non devono toccare la comunità, io per questo ho dato la mia vita al Signore. E posso diventare feroce». In fondo un uomo giovane con il telefonino registra tutto e fa facce perplesse con la moglie impegnata a tenere i due bimbi piccoli. All'uscita una loro amica, anche lei con figli piccoli, sibila: «Stavolta ha davvero esagerato, Il diavolo? Ma siamo pazzi». E quando don Marino finisce di parlare non scatta nessun applauso.  

Le critiche delle catechiste
Non hanno partecipato alle messe, né sabato, né ieri. «Non vogliamo polemizzare – dice Maria Rita Tabasso – ma non torniamo indietro. Siamo unite nella nostra decisione, non condividiamo la sua non trasparenza nella gestione della parrocchia». Una scelta sofferta: «Abbiamo pianto e pregato molto. Siamo dispiaciute e amareggiate, non era nostra intenzione fare del male. La nostra è stata una decisione responsabile».  
Il momento è delicato: «Potevamo trovare delle scuse, ma siamo persone coerenti e abbiamo detto la verità. Abbiamo scritto al vescovo e la nostra coscienza è tranquilla. Il catechismo per noi è una missione, abbiamo sofferto molto nel lasciare i nostri ragazzi. Ma sappiamo che le famiglie hanno capito». Il diavolo non fa paura: «Abbiamo una fede grande e di quello che facciamo rendiamo conto a Dio, non al parroco».  
Antonella Torra

(La Stampa 18 settembre)